Erasmus+ e Patto per il Mediterraneo: verso lo snaturamento del programma.
L’estensione di Erasmus+ ai Paesi del Mediterraneo meridionale, prevista dal nuovo Patto per il Mediterraneo presentato dalla Commissione europea il 16 ottobre 2025, ha acceso un acceso dibattito politico a Bruxelles. Un ampio gruppo trasversale di eurodeputati ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta, esprimendo il timore che il programma possa essere snaturato e trasformato in uno strumento di politica migratoria.
Nel testo dell’interrogazione, firmata da deputati appartenenti a diversi gruppi politici, si contesta l’ipotesi di aprire Erasmus+ a Paesi come Algeria, Siria e Territori palestinesi, definiti come contesti caratterizzati da autoritarismo e gravi violazioni dei diritti umani. Secondo i firmatari, una simile scelta rischierebbe di tradire la vocazione originaria del programma, concepito come strumento europeo di cooperazione educativa e culturale.
Gli eurodeputati richiamano inoltre alcune dichiarazioni del Commissario per il Mediterraneo, che avrebbe indicato tra gli obiettivi del Patto quello di “facilitare il rilascio dei visti” e di “aprire canali legali”, alimentando il sospetto che Erasmus+ venga utilizzato come leva per la gestione dei flussi migratori. Tra le preoccupazioni citate figurano anche casi concreti, come la detenzione arbitraria di cittadini europei in Algeria e precedenti allarmi sull’uso improprio dei fondi Erasmus+, in particolare nel caso dell’Università di Gaziantep, in Turchia.
L’interrogazione rivolge tre quesiti principali alla Commissione: come giustificare la cooperazione con regimi accusati di violazioni dei diritti umani senza un previo coinvolgimento del Parlamento europeo; come garantire che Erasmus+ resti un programma educativo europeo, nel rispetto della volontà degli Stati membri di controllare l’immigrazione; e in che modo la Commissione intenda applicare il voto del Parlamento sul bilancio 2026, che vieta il finanziamento di entità legate a islamismo, terrorismo o antisemitismo.
Nella risposta fornita il 7 gennaio 2026 a nome della Commissione dalla vicepresidente Roxana Mînzatu, Bruxelles ha respinto le accuse di uno snaturamento del programma. “La Commissione chiarisce che il Patto per il Mediterraneo definisce una nuova strategia volta a rafforzare i legami culturali, accademici, sociali ed economici attraverso investimenti nelle persone, ma non comporta un’estensione di Erasmus+”.
Secondo l’esecutivo UE, la possibilità di scambi di apprendimento di breve durata da Paesi terzi verso l’Unione esiste già nell’ambito della componente internazionale di Erasmus+, finanziata dallo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale. “In questo quadro, gli studenti soggiornano nell’UE per periodi limitati, da due a dodici mesi, e rientrano nel Paese di origine al termine dell’esperienza”.
La Commissione sottolinea che Erasmus+ promuove la “circolazione dei cervelli”, lo scambio di conoscenze e competenze, e non la migrazione (andrebbe detto che finanzia anche progetti mirati alla “compilazione delle flipchart” ma questa è un’altra storia).
Bruxelles ribadisce inoltre di essere politicamente impegnata e giuridicamente vincolata a garantire che organizzazioni e individui che non rispettano i valori dell’Unione — dallo Stato di diritto al rispetto dei diritti umani — non ricevano finanziamenti europei. A questo proposito viene ricordata la revisione del Regolamento finanziario del 2024, che introduce specifici motivi di esclusione dal finanziamento UE per entità coinvolte in attività contrarie ai valori dell’Unione.
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