Covid-19. Il Consiglio approva la posizione sul Recovery and Resilience Facility.

Dopo l’accordo politico raggiunto dai ministri dell’Economia dell’UE lo scorso 6 ottobre, ieri gli ambasciatori degli Stati membri presso l’UE hanno formalmente concordato la posizione del Consiglio sullo strumento per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility): strumento che rappresenta il perno del Piano per la ripresa dell’Unione Europea, progettato per rispondere all’emergenza sanitaria e sostenere la rivoluzione green e digitale dell’UE.

Con una dotazione finanziaria di 672,5 miliardi di euro, lo strumento sosterrà gli investimenti pubblici e le riforme, aiutando gli Stati membri ad affrontare l’impatto economico e sociale della pandemia e a garantire la transizione verde e digitale nell’UE.

Le caratteristiche principali dello strumento, come risaputo, erano state discusse dai leader dell’UE nella riunione del 17-21 luglio 2020 nell’ambito dei negoziati sul quadro finanziario pluriennale e sul pacchetto Next Generation EU. Interventi, al momento, ‘congelati’ dalle negoziazioni tra il Parlamento europeo e lo stesso Consiglio, a causa delle divergenze emerse tra le massime istituzioni europee.

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Sullo stato dei negoziati e sulla dissonanza tra il Consiglio e il Parlamento è intervenuto Olaf Scholz, ministro delle Finanze tedesco: “Il Recovery and Resilience Facility rappresenta un potente strumento di mitigazione dell’impatto della crisi sanitaria che ha colpito l’UE e il mondo intero nel corso del 2020. È lo strumento principale del pacchetto di recupero da 750 miliardi di euro e aiuterà l’Europa a uscire dalla crisi. BIsogna completare rapidamente il lavoro legislativo su questo strumento con il Parlamento europeo. Non c’è tempo da perdere”.

Uno strumento che offrirà agli Stati membri 312,5 miliardi di euro in sovvenzioni (a prezzi 2018) di cui il 70% potrebbe essere impegnato nel 2021 e 2022 e il 30% entro la fine del 2023.

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Risorse che per gli anni 2021-2022 dovrebbero essere distribuite tra gli Stati membri in base alla popolazione, al PIL pro capite e al tasso di disoccupazione relativo degli ultimi 5 anni. Per quanto riguarda il 2023, invece, la diminuzione percentuale del PIL reale nel periodo 2020-2021 sostituirà il criterio della disoccupazione.

Ancora, 360 miliardi di euro di prestiti saranno messi a disposizione degli Stati membri fino alla fine del 2023 per fornire finanziamenti aggiuntivi per le loro riforme e investimenti. Di norma, il volume massimo di tali prestiti non potrà superare, stando alle indicazioni del Consiglio, il 6,8% dell’RNL (Reddito Nazionale Lordo) di ciascuno Stato membro.

Per ricevere il sostegno dallo strumento per il recupero e la resilienza, gli Stati membri dovranno preparare piani nazionali di ripresa e resilienza che definiscano i loro programmi di riforma e investimento fino al 2026, inclusi obiettivi, tappe fondamentali e costi stimati. Allo Stato attuale solo pochi Paesi sono pronti con la redazione dei Piani.

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Gli Stati membri potranno presentare i loro piani alla Commissione a partire dal 15 ottobre e fino al 30 aprile 2021. Almeno il 37% della dotazione di ogni piano nazionale dovrebbe supportare la transizione verde e almeno il 20% quella digitale.

Per il Consiglio la Commissione dovrebbe valutare i piani di ripresa e resilienza degli Stati membri entro due mesi dalla presentazione. Lo Stato membro interessato e la Commissione possono concordare di prorogare tale termine per un periodo di tempo ragionevole, se necessario.

La valutazione dei piani di ripresa e di resilienza dovrebbe essere successivamente approvata dal Consiglio mediante una decisione di esecuzione, che dovrebbe essere adottata entro quattro settimane dalla proposta della Commissione.

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