7 Agosto 2026
Politica

Corte dei conti, l’affondo della procuratrice Motzo sulla sanità. Lo spoil system crea instabilità, personale demotivato e concorsi bloccati

Non solo aeroporti sardi, natalità, giovani e dispersione scolastica. Nella memoria illustrata in vista della parifica del bilancio regionale, la procuratrice della Corte dei conti, Valeria Motzo, ha puntato il dito anche contro la gestione della sanità sarda sotto l’attuale mandato della presidente Alessandra Todde, denunciando gli effetti destabilizzanti “dei continui cambiamenti ai vertici del sistema sanitario pubblico”.

“I continui stravolgimenti di tipo organizzativo che si sono succeduti negli ultimi anni, e che hanno riguardato la sanità pubblica, vanno inquadrati in un percorso già segnato da incertezze”, ha spiegato Motzo, ricordando come nel precedente giudizio di parifica fosse già stata rilevata una riforma – la legge regionale 24 del 2020 – ancora in itinere e non completata. “In questo quadro è intervenuta negli ultimi tempi una riforma del sistema sanitario – lo spoils system voluto dalla presidente Todde – che ha introdotto ulteriori modifiche a livello organizzativo: sono proprio quegli stravolgimenti che hanno inciso sui vertici aziendali”, ha proseguito la procuratrice.

Secondo la Corte dei conti, questi continui interventi producono un effetto diretto sull’efficienza del sistema sanitario regionale, generando “instabilità gestionali”: programmi già avviati vengono interrotti a metà percorso, mentre si ostacola lo sviluppo delle competenze manageriali di chi occupava in precedenza le posizioni apicali. Un meccanismo che, secondo Motzo, finisce inevitabilmente per “demotivare il personale sanitario”.

Non solo. La procuratrice ha evidenziato come questi continui rimescolamenti ai vertici abbiano di fatto bloccato le procedure concorsuali per l’assegnazione della direzione delle strutture complesse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti da anni: numerose strutture complesse sarde sono affidate a facenti funzione, professionisti che – ha sottolineato Motzo – si trovano demotivati “in un sistema dove viene svilito il merito” e dove, di conseguenza, viene “meno l’interesse a investire, anche sul piano personale ed emotivo, in reparti di cui non si è titolari a pieno diritto”.