Congo, Zdechovsky: “Stop al lavoro minorile nelle miniere di Cobalto”.

L’Unione europea, tra le numerose missioni internazionali, sostiene finanziariamente anche la Repubblica Democratica del Congo, nota per le sue miniere di cobalto e, soprattutto, per le disumane condizioni di lavoro di migliaia di bambini.

Una pagina drammatica sulla quale è difficile intervenire in maniera risolutiva da parte delle “democrazie occidentali” data la crescente importanza del cobalto per l’economia mondiale. Tale elemento, infatti, risulta essere un componente fondamentale nel settore dell’automotive, computeristica ed è indispensabile per il passaggio dai combustibili fossili alle fonti energetiche sostenibili e, cosa più importante, l’obiettivo climatico dell’UE per il 2030 non farà che aumentare la domanda di questo metallo.

La Repubblica Democratica del Congo, dove si trovano i più grandi giacimenti conosciuti al mondo di questo metallo, fornisce all’UE una notevole quantità di cobalto di cui ha bisogno per soddisfare la sua crescente domanda. “Nonostante l’approccio di tolleranza zero della Commissione verso il lavoro minorile negli accordi commerciali, si stima, secondo i rapporti delle agenzie delle Nazioni Unite, che nella provincia meridionale del Katanga più di 40000 bambini lavorino in condizioni di schiavitù nelle miniere di cobalto e con livelli di sicurezza inadeguati”, si legge in una recente interrogazione dell’eurodeputato del PPE, Tomáš Zdechovský.

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Facile, pertanto, leggere una incoerenza di fondo sull’agire dell’UE “combattuta” tra il rispetto dei valori e dei diritti umani e la necessità di garantire il costante approvvigionamento del cobalto alla propria economia. In che modo, infatti la Commissione UE applica il suo approccio di tolleranza zero al lavoro minorile nella catena di approvvigionamento del cobalto? Come garantisce che le iniziative politiche del Green Deal europeo siano coerenti con gli standard della Convenzione 182 dell’ILO (l’Organizzazione internazionale del lavoro)? E’ coerente l’azione dell’UE nell’ambito dell’obiettivo 8.7 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che mira a porre fine proprio al lavoro minorile in tutte le sue forme entro il 2025, e nell’ambito dell’obiettivo climatico 2030 dell’UE?

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Su questi temi il Commissario Schmit ha dichiarato che la Commissione, in linea con la sua politica di tolleranza zero nei confronti del lavoro minorile “è impegnata a sostenere i Paesi partner a sradicare completamente il lavoro minorile entro il 2025, anche per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), attraverso azioni globali, a partire da una maggiore regolamentazione sul commercio e sullo sviluppo sostenibile (TSD) negli accordi di libero scambio, comprese le convenzioni fondamentali sul lavoro minorile”.

Il Commissario ha poi confermato l’avvio di un nuovo progetto per contrastare il lavoro minorile nel settore minerario: “La prossima proposta legislativa per proibire efficacemente l’immissione sul mercato dell’UE di prodotti derivanti dal lavoro forzato, compreso il lavoro minorile sarà adottata nel settembre 2022”.

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“La legge europea sul clima – conclude – prevede l’impegno per una transizione verde socialmente equa, che l’UE garantisce promuovendo il lavoro dignitoso in tutto il mondo”.

foto Antoine Rassart / European Union, 2021 Copyright