8 Giugno 2026
Europa

Cinquantasei studenti palestinesi bloccati a Gaza con una borsa di studio in tasca

Hanno vinto una borsa di studio. Hanno un posto che li aspetta in un’università italiana. Ma non possono partire. Sono almeno 56 gli studenti palestinesi bloccati nella Striscia di Gaza, selezionati nell’ambito dei programmi IUPALS, AFAM ed Erasmus+ per studiare negli atenei di Bologna, Milano, Calabria e Roma Tor Vergata, che non riescono a lasciare il territorio a causa dell’assenza di corridoi sicuri e del blocco delle procedure consolari.

A portare il caso davanti alla Commissione Europea sono stati dodici europarlamentari , tra cui Ilaria Salis, Mimmo Lucano, Ignazio Roberto Marino e Cristina Guarda , con un’interrogazione scritta che chiede conto delle iniziative urgenti per garantire a questi studenti l’esercizio di un diritto fondamentale: quello all’istruzione, sancito dall’articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Un diritto sospeso tra le macerie.

La distruzione totale delle infrastrutture accademiche a Gaza rende l’accesso alle università europee l’unica alternativa concreta per questi giovani. Le università italiane li hanno selezionati, le borse sono state assegnate, ma i visti non arrivano e i consolati sono paralizzati. Il rischio concreto è che le borse decadano per inerzia burocratica, vanificando un percorso già difficilissimo.

Gli europarlamentari richiamano anche il quadro giuridico esistente: il regolamento europeo sul codice dei visti prevede già deroghe procedurali e corsie urgenti per motivi umanitari o di studio. E l’accordo di associazione UE-Israele subordina le relazioni bilaterali al rispetto dei diritti umani , un elemento che i firmatari dell’interrogazione non mancano di sottolineare.

La risposta della Commissione, firmata dalla vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, riconosce la gravità della situazione e conferma di essere “pienamente consapevole delle circostanze estremamente difficili” in cui si trovano gli studenti di Gaza. La Commissione dichiara di aver avviato un dialogo con gli Stati membri, le autorità consolari e i partner internazionali presenti in Palestina, in coordinamento con il Servizio Europeo per l’Azione Esterna e attraverso l’ufficio Erasmus+ in Palestina.

Vengono citati come esempi positivi i casi di Spagna e Italia, che hanno già effettuato evacuazioni individuali di studenti da Gaza. Ma una risposta coordinata e sistematica a livello europeo non è ancora sul tavolo e i 56 studenti identificati continuano ad aspettare.

foto Philippe Buissin Copyright: © European Union 2025 – Source : EP