8 Giugno 2026
Europa

Gaza, in 24 mesi bruciati 71 miliardi di dollari. La Striscia ha perso 77 anni di sviluppo grazie a Netanyahu

71 miliardi di dollari. È il conto calcolato (senza contare le vite umane perse) per la ricostruzione di Gaza dopo ventiquattro mesi di conflitto, secondo la valutazione finale pubblicata lunedì dall’Unione europea, dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale. Un documento che non lascia spazio all’ottimismo: la Striscia è stata ricacciata indietro di 77 anni in termini di sviluppo umano.

Il rapporto, Gaza Rapid Damage and Needs Assessment (RDNA), stima che 26,3 miliardi dei 71,4 complessivi dovranno essere mobilitati già nei primi 18 mesi, per ripristinare i servizi essenziali, ricostruire le infrastrutture critiche e sostenere la ripresa economica. I danni alle infrastrutture fisiche sono stati quantificati in 35,2 miliardi di dollari, mentre le perdite economiche e sociali ammontano a 22,7 miliardi.

Un territorio devastato.

I numeri del rapporto restituiscono un quadro di distruzione sistematica. Più di 371.888 unità abitative sono state distrutte o danneggiate. Più della metà degli ospedali non è operativa. Quasi la totalità delle scuole è stata rasa al suolo o gravemente danneggiata. I settori più colpiti sono stati l’edilizia abitativa, la sanità, l’istruzione, il commercio e l’agricoltura.

L’economia della Striscia ha subito una contrazione dell’84%. Circa 1,9 milioni di persone sono state sfollate, spesso più volte, e oltre il 60% della popolazione ha perso la propria abitazione. Donne, bambini, persone con disabilità e altri gruppi vulnerabili portano il peso più gravoso delle conseguenze del conflitto.

Le condizioni per la rinascita.

Il rapporto, redatto in linea con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non si limita a fotografare i danni: individua anche le precondizioni indispensabili per una ricostruzione efficace. UE e ONU sottolineano che il recupero deve procedere in parallelo con l’azione umanitaria e riguardare sia Gaza che la Cisgiordania.

La ricostruzione, si legge nel documento, “dovrà essere guidata dai palestinesi stessi e inquadrata in un più ampio processo politico orientato alla soluzione a due Stati”.

Si confermano , dunque, le indicazioni già ampiamente tramesse a Tel Aviv. Un cessate il fuoco duraturo, accesso umanitario garantito, libera circolazione di persone e merci, assetti di governance chiari e sostegno finanziario internazionale.

Foto di hosny salah da Pixabay.com