18 Luglio 2026
Sardegna

Gli italiani risparmiano ma non investono

Gli italiani i soldi li mettono via, ma non li fanno lavorare. È la fotografia impietosa che emerge dalla ricerca “Il consulente finanziario nell’era digitale: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove relazioni”, realizzata da BNP Paribas Asset Management in collaborazione con Finer Finance Explorer: nel 2026, il 57 per cento degli italiani si definisce risparmiatore, mentre solo il 30 per cento si considera un investitore. Un divario che non è nuovo , ma che negli ultimi vent’anni non ha fatto altro che allargarsi. Nel 2002 le due quote erano quasi speculari: 52 per cento i risparmiatori, 48 per cento gli investitori. Oggi il gap è quasi raddoppiato.

L’illusione della pensione.

Il dato più preoccupante della ricerca riguarda le aspettative sul futuro. Oltre la metà degli italiani crede di poter contare unicamente sulla pensione pubblica per il proprio sostentamento da anziano. Tra i giovani della Generazione Z la percentuale sale al 70 per cento , un segnale allarmante in un Paese in cui il sistema previdenziale è sotto pressione strutturale e la previdenza complementare resta largamente sottoutilizzata. In altre parole, la generazione che avrà più bisogno di costruirsi una rendita autonoma è anche quella meno attrezzata , e meno consapevole , per farlo.

In questo scenario, la ricerca individua però un’opportunità storica: il cosiddetto Great Wealth Transfer, il grande trasferimento generazionale di patrimoni atteso entro il 2048, quando a livello globale cambieranno di mano circa 124.000 miliardi di dollari. Una cifra che, se intercettata con strumenti adeguati, potrebbe trasformare il gap di risparmio di oggi nell’opportunità di investimento di domani. Con un’attenzione particolare alla componente femminile: le donne si confermano più orientate alla delega e alla partnership nella gestione degli investimenti, e rappresentano un segmento ancora in gran parte da conquistare.

Finfluencer e ChatGPT: informazione senza azione.

Nel frattempo, il modo in cui gli italiani si informano sui temi finanziari sta cambiando rapidamente , ma non necessariamente in meglio. Il 45 per cento dichiara nel 2026 di voler accrescere le proprie conoscenze economico-finanziarie, sedici punti in più rispetto al 2020. Il problema è che il 42 per cento non trova contenuti o referenti adeguati, e si affida quindi a canali alternativi: televisione (40%), siti web e app finanziari (38%), social media (37%).

In questo ecosistema digitale crescono i cosiddetti finfluencer , gli influencer della finanza , che il 36 per cento degli italiani segue sui social, con una penetrazione che sale al 58 per cento tra i giovani e al 53 per cento tra chi ha una bassa educazione finanziaria. Anche ChatGPT fa la sua comparsa: il 17 per cento degli italiani lo cita già come fonte di informazione finanziaria.

Eppure, tutta questa informazione digitale non si traduce in azione. Il passaggio dalla curiosità all’investimento reale richiede ancora qualcosa che gli algoritmi non sanno offrire: fiducia. L’81 per cento degli intervistati indica la necessità di trovare un consulente di cui fidarsi come condizione indispensabile per iniziare a investire. I punti di forza più apprezzati? La capacità di offrire una visione d’insieme sul patrimonio complessivo (79%), la competenza e la reperibilità (66%) e la disponibilità all’ascolto (66%).