15 Settembre 2026
Sardegna

Auto, la rivoluzione silenziosa: il settore assume ma i giovani guardano altrove

Non è una crisi ciclica. È qualcosa di più profondo e strutturale: la più grande trasformazione che il settore automotive abbia vissuto nell’ultimo secolo. A dirlo non è un osservatore esterno, ma chi quel settore lo studia ogni giorno per conto delle aziende che cercano personale. Gi Group, prima agenzia italiana del lavoro, ha analizzato lo stato del comparto e il quadro che emerge è quello di un’industria in piena metamorfosi , capace di reinventarsi, ma ancora in affanno sul fronte più delicato: attrarre i talenti giusti.

L’automotive in Italia non è un settore secondario. Vale 380 miliardi di euro tra produzione e servizi, pari al 19,5 per cento del Pil nazionale. Eppure, proprio mentre transizione energetica, digitalizzazione e nuovi modelli di mobilità riscrivono le regole del gioco, le aziende del settore si trovano a competere per le stesse figure professionali con il mondo tech, quello dell’energia e delle telecomunicazioni , percepiti dai giovani come più dinamici, più innovativi, più attrattivi.

Il problema dell’immagine.

Il nodo è in parte culturale. L’automotive porta con sé un’immagine legata al passato industriale , officine, catene di montaggio, motori a combustione , che stride con le aspirazioni di una generazione cresciuta nell’era del software. Eppure, paradossalmente, è proprio il software il cuore del nuovo automotive: ingegneria elettronica, gestione dei dati, cybersecurity, infrastrutture di ricarica, progettazione di servizi di mobilità. Figure che le aziende del settore cercano con urgenza e faticano a trovare.

I dati di uno studio internazionale di Gi Group lo confermano: tra chi non lavora nell’automotive, i principali fattori di attrazione sarebbero la possibilità di lavorare su tecnologie avanzate (68,4%), il fascino dei grandi marchi (68,8%) e la passione per il prodotto (66,8%). Ingredienti che ci sarebbero tutti , ma che il settore non riesce ancora a comunicare efficacemente.

La doppia sfida: attrarre e riconvertire.

Il problema non riguarda solo i nuovi ingressi. Molte aziende si trovano oggi con una forza lavoro altamente specializzata su tecnologie che stanno diventando obsolete , la componentistica endotermica su tutte , e devono accompagnare percorsi di riconversione complessi verso la meccatronica e il digitale. Anche la rete vendita delle concessionarie cambia volto: i professionisti sono chiamati a coniugare competenze commerciali con la consulenza su soluzioni di mobilità e servizi digitali.

In questo contesto, upskilling e reskilling non sono più optional: il 69,2 per cento di chi già lavora nel settore indica le opportunità di crescita professionale come uno dei principali motivi per restare. Formare internamente, dunque, diventa anche una leva di fidelizzazione.

foto qimono da Pixabay.com