Bilancio Ue 2028-2034, la Corte dei conti sul piano della Protezione civile: troppa flessibilità e rischi finanziari.
La Corte dei conti europea accende i riflettori sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione 2028-2034 e lo fa con due pareri che, dietro il linguaggio tecnico, mettono in discussione non pochi pilastri delle proposte avanzate dalla Commissione. Al centro delle osservazioni ci sono il nuovo regolamento “Europa globale” e il meccanismo unionale di protezione civile, strumenti destinati a ridisegnare il modo in cui Bruxelles finanzierà azioni esterne, gestione delle crisi ed emergenze sanitarie.
Il progetto “Europa globale”, che dovrebbe entrare in vigore nel 2028, prevede la fusione di numerosi programmi oggi separati: partenariati internazionali, vicinato europeo, assistenza preadesione, strumenti per Ucraina, Balcani occidentali e Moldova, oltre agli aiuti umanitari. La Commissione propone una dotazione di 200,3 miliardi di euro, con un aumento nominale del 70 per cento rispetto all’attuale quadro finanziario, di cui 25 miliardi destinati all’emergenza umanitaria. Un salto di scala che, secondo la Corte, poggia però su basi fragili: la cifra non è supportata da un’analisi quantitativa adeguata.
Il nuovo contenitore dovrebbe diventare anche la cornice per la ricostruzione dell’Ucraina e per il suo percorso di adesione all’Ue, con la possibilità di mobilitare fino a 100 miliardi tra prestiti e sovvenzioni. Proprio qui si concentra una delle principali criticità segnalate: l’esposizione finanziaria dell’Unione rischia di crescere in modo significativo e, in assenza di accantonamenti, eventuali perdite graverebbero direttamente sul bilancio europeo.
Non solo. L’ampia flessibilità prevista per riallocare fondi tra aree geografiche e obiettivi strategici potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio, generando un sistema di finanziamenti privo di indirizzo e poco prevedibile per i Paesi partner. Preoccupa anche la possibilità di affidamenti diretti per investimenti strategici e il coinvolgimento di soggetti privati nella gestione delle garanzie di bilancio, elementi che, avverte la Corte, potrebbero indebolire concorrenza e trasparenza.
Un capitolo a parte riguarda il meccanismo unionale di protezione civile, che la Commissione vuole estendere con una dotazione indicativa di 10,7 miliardi di euro e una portata più ampia, includendo la risposta alle emergenze sanitarie e aprendo alla partecipazione di Paesi terzi. Anche qui i revisori europei chiedono conto dell’aumento delle risorse, ritenuto non giustificato da un’analisi dei costi, e denunciano il rischio di sovrapposizioni con altri programmi Ue.
Nel mirino finisce inoltre il nuovo “polo di coordinamento per le crisi”, la cui funzione rispetto alle strutture esistenti appare poco chiara, così come l’uso esteso dei cosiddetti finanziamenti “non collegati ai costi”, che potrebbe creare problemi di conformità e controllo. Da qui la richiesta esplicita di rafforzare, nero su bianco, i diritti di audit della Corte, più volte ostacolati da alcuni organismi attuatori.
