Politiche giovanili: a Cagliari i giovani contano poco.
A Cagliari, nonostante la presenza di una consulta giovanile, la musica non cambia sul fronte delle politiche per i giovani come confermato (anche recentemente) dall’azione dell’amministrazione comunale guidata da Massimo Zedda. Una espressione politica – sempre più retorica e meno sostanziale – che, nonostante l’esperienza che dovrebbe aver acquisito con il terzo mandato, continua a preferire azioni calate dall’alto piuttosto che sostenere l’ascolto e il confronto con i giovani.
L’ultima delibera approvata dal comune, che di fatto avvia una nuova collaborazione con la rete Eurodesk (con l’obiettivo dichiarato di offrire un supporto più mirato ai giovani rispetto ai programmi europei su mobilità, formazione, lavoro e volontariato) ne è l’ennesima prova: una decisione presa senza interloquire con la Consulta dei giovani, organo consultivo (andrebbe ricordato anche alle “assessore che si parlano addosso”) che dovrebbe rappresentare la voce delle nuove generazioni nel territorio cittadino e che invece, come dimostra l’ultimo provvedimento del Comune, viene sistematicamente scavalcato quando si tratta di decisioni nel merito delle politiche giovanili. Ma nei comunicati stampa del comune tutto diventa “partecipazione”, “centralità dei giovani”, “visione per il futuro”. Parole vuote che si possono spendere senza paura di essere sconfessati, dal momento che neanche dagli stessi giovani della consulta si è levata la minima protesta per la decisione presa in solitaria dall’Amministrazione “del cambio di passo”.
Via Roma conferma, così, una linea ormai cronica: ignorare le esperienze radicate nel territorio per inseguire collaborazioni esterne dal profilo debole, capaci al massimo di produrre l’ennesimo infoday autoreferenziale sulle “opportunità europee”. Eventi fotocopia e incapaci (come ricorda la quotidianità) di incidere davvero sulla vita dei ragazzi cagliaritani. Nel frattempo, per completare il cerchio, continua a essere finanziato il Centro Giovani della MEM, struttura sconosciuta ai più, simbolo perfetto di un’azione pubblica che esiste più sulla carta che nella realtà.
La stessa Consulta giovanile, ancora, presentata come grande conquista democratica, rischia di trasformarsi (in assenza di giovani con gli attributi) in un soprammobile istituzionale, buono per sostenere la retorica dell’amministrazione del sindaco Zedda.
Ma, al netto della propaganda, la realtà resta sempre la stessa: a Cagliari i giovani non sono mai stati un terreno su cui investire davvero. Le politiche che li riguardano continuano a essere concepite sopra le loro teste, persino quando esistono organismi consultivi creati proprio per ascoltarli – ridotti, nei fatti, a semplici comparse di un copione già scritto dall’amministrazione.
