Bambini e i giovani, Commissione Ue: “Rendere Internet un luogo più sicuro”.

I giovani, genitori, tutori, insegnanti, decisori politici e rappresentanti dell’industria e delle organizzazioni hanno celebrato in tutto il mondo il Safer Internet Day mirato a fare di Internet un luogo migliore e più sicuro.

Azione, però – tralasciando le autoreferenziali e poco accessibili call dell’Unione europea, raggiungibili spesso dalle stesse organizzazioni mainstream poco inclini a sostenere quel cambio richiesto per rendere l’ambiente online un luogo più “sicuro per i giovani” – difficile da sostanzializzare. A cosa può servire un Digital Services Act (DSA) se non si possono sostenere progetti dal basso (e, ricordiamolo, accessibili) per il contrasto del cyberbullismo e dei contenuti illegali?

Parafrasando ciò che già capita con i grandi player del gioco online, che hanno modificato a dir poco in modo “paraculo” la propria comunicazione verso l’utenza, offrendo adesso ‘servizi di informazione sullo sport’, l’azione della Commissione europea per un internet sicuro potrà si andare bene per qualche comunicato edulcorato ma la realtà è che si continua a guardare altrove.

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Si potranno pure costringere le piattaforme online ad adottare determinate policy e pratiche ma per rendere ogni bambino o minore consapevole serve ben altro e il programma Erasmus+, per esempio, esprime notevoli criticità in termini di accesso. Problemi che, nonstante le osservazioni della stessa Commissione CULT non sembrano voler arrivare all’orecchio della Commisione europea.

Immancabile, quindi, la dichiarazione autoreferenziale della vicepresidente per la Democrazia e la Demografia, Dubravka  Šuica: “Il tempo che i bambini trascorrono online è quasi raddoppiato tra il 2010 e il 2020. Imparano, giocano, interagiscono e si esprimono online. Se da un lato Internet offre opportunità senza precedenti ai bambini e ai giovani, dall’altro presenta anche dei rischi. Attraverso la nuova strategia Better Internet for Kids, il braccio digitale della strategia dell’UE sui diritti dell’infanzia, promuoviamo l’alfabetizzazione digitale e lavoriamo per garantire che i diritti di ogni bambino siano rispettati e protetti sia online che offline”.

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Note edulcorare ribadite anche dal Commissario per il Mercato interno, Thierry  Breton: “ Il Safer Internet Day è un evento fondamentale nel nostro calendario della sicurezza online. Insieme ai DSA e alla strategia Better Internet for Kids, abbiamo creato uno strumento per responsabilizzare e proteggere i bambini online in tutta l’UE. Ci impegniamo a favorire un uso più sicuro e responsabile della tecnologia da parte dei bambini, dove i loro diritti si applicano online così come si applicano offline”.

Eppure, come anche ricordato oggi dall’Anorc, non si possono affrontare tali problemi “solo con strumenti tecnologici”: “Per combattere cyberbulismo, pedopornografia on line, truffe on line o comunque l’insicurezza digitale diffusa che viviamo, non possiamo pensare solo a strumenti tecnologici da sviluppare per combattere i cybercriminali o a sanzioni rigorose da applicare. Occorre invece affrontare i problemi dalle radici che li manifestano e le radici sono culturali”, ha dichiarato Andrea Lisi, avvocato, esperto di digitalizzazione, privacy e diritto dell’informatica e presidente di Anorc Professioni.

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“La rivoluzione digitale per progredire non ha bisogno (solo) di tecnocrati, ma sempre di più di umanisti del pensiero digitale, quindi di attenti interpreti dei processi digitali – chiosa Lisi -. Il Sistema Paese, infatti, dalle PA alle grandi imprese, si sta rendendo conto della necessità di coinvolgimento nei grossi progetti di innovazione digitale degli umanisti, che sono tradizionalmente più visionari, nell’affiancare i tecnici e gli ingegneri dell’innovazione. L’approccio, soprattutto nel digitale, deve essere necessariamente multidisciplinare e non strettamente di tipo tecnologico”.

foto European Unione, 2021 EC-Audiovisual Service / Aurore Martignoni