Università e skill mismatch: per il 55% dei giovani formazione universitaria non offre competenze richieste dal mondo del lavoro.

Chi sa fare, fa. Chi non sa fareinsegna“. Un detto popolare sempre verde e particolarmente condiviso dai giovani italiani, stando ai risultati dell’ultima indagine della multinazionale Gi Group, Tutored e Odm Consulting sui fattori fondamentali che guidano le scelte professionali dei Millennials del nostro Paese.

Un segmento della popolazione particolarmente critico circa il ‘successo formativo’ offerto dal sistema universitario italiano: per 55 giovani su 100 permane, infatti, la preoccupazione per lo skill mismatch, ovvero la discrepanza tra la formazione universitaria e le competenze richieste dal mercato del lavoro.

“Il forte disallineamento delle competenze, il cosiddetto skill mismatch che caratterizza il mondo del lavoro attuale – spiega Zoltan Daghero, Managing director di Gi Group Temp&Perm -, è in gran parte dovuto alle due transizioni che interessano il mercato, quella ecologica e quella digitale. In questo scenario in forte evoluzione, i programmi scolastici faticano a tenere il passo, per questo crediamo nel ruolo di ponte tra scuola e impresa che ricopriamo e che ogni anno cerchiamo di rafforzare lanciando nuove iniziative, come nel caso di Academy100%. D’altra parte, le aziende oggi devono riconoscere il valore di strategie di talent retention e indagare le necessità delle nuove generazioni alle quali adattare programmi di welfare e work-life balance”.

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In mancanza di un valido sforzo da parte delle università italiane finalizzato a colmare questo ‘sfasamento’, diventa fondamentale per le aziende conoscere i bisogni, le attese, le ambizioni e le preoccupazioni delle giovani generazioni così da agevolarne l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro e, possibilmente, anticipare le tendenze del mercato.

Inoltre, secondo i giovani intervistati, tra le competenze fondamentali per trovare occupazione, emergono le competenze trasversali (37%), ovvero le competenze relazionali, il problem solving e, soprattutto, il pensiero critico. Elementi difficili da acquisire in un sistema formativo basato spesso su pessimi programmi didattici basati su altrettanto pessimi libri pubblicati dal corpo dei docenti universitari.

Il mondo digitale, ancora, influisce in modo favorevole sugli scenari futuri percepiti dai giovani italiani e rappresenta uno strumento utile per trovare occupazione, tanto che il 51% dei rispondenti si affida a canali online e siti Internet per cercare lavoro.

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“I dati che emergono da questa survery – evidenzia Gabriele Giugliano, ceo e co-founder di Tutored – ci restituiscono uno spaccato importante di come la next-gen di lavoratori stia modificando, a causa anche di importanti fattori esogeni, non solo la propria concezione di lavoro, ma anche l’approccio stesso ad un sistema che sembra andare ad una velocità diversa e maggiore rispetto al classico percorso di studi”.