Tumore dell’ovaio, 15 nuove diagnosi al giorno in Italia
Ogni giorno, in Italia, quindici donne ricevono una diagnosi che cambia la loro vita: tumore dell’ovaio. Un dato che nasconde una realtà ancora troppo poco conosciuta dall’opinione pubblica e spesso anche dai non addetti ai lavori in campo medico. Con una sopravvivenza a cinque anni ferma al 43%, il carcinoma ovarico resta uno dei “big killers” tra le neoplasie ginecologiche. Eppure se ne parla poco, e non abbastanza ad alta voce.
Per cambiare questo stato di cose nasce Insieme di Insiemi, una campagna di comunicazione, advocacy e mobilitazione presentata oggi in conferenza stampa, frutto della collaborazione tra i gruppi scientifici MITO e MANGO e le associazioni di pazienti ACTO Italia, LOTO, aBRCAcadabra, ALTo e Mai più sole, con il supporto non condizionante di AbbVie e Pharma&.
La malattia silenziosa.
Tra i principali ostacoli nella lotta al tumore ovarico c’è la sua natura subdola: i sintomi, gonfiore addominale, dolore pelvico, sono aspecifici e facilmente attribuibili ad altre cause. Non esistono screening dedicati alla popolazione generale, e solo le donne portatrici di mutazioni BRCA1 e BRCA2 possono oggi avvalersi di strategie preventive mirate grazie al test genetico.
Tra i fattori di rischio anche l’infertilità, l’assenza di gravidanze e storia familiare di tumori ovarici, mammari o del colon-retto.
Meno morti, ma troppe cure nel posto sbagliato.
La notizia positiva c’è: dal 2021 il tasso di mortalità è in calo, grazie all’introduzione di terapie di mantenimento sempre più efficaci e di farmaci a bersaglio molecolare. “La chirurgia risulta curativa nel 70% dei casi, soprattutto se affiancata alla chemioterapia adiuvante”, spiega Giusy Scandurra, direttrice dell’UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale Cannizzaro di Catania. Il problema è che i progressi della ricerca non raggiungono in modo uniforme tutte le pazienti.
I numeri parlano chiaro: su circa 5.400 nuove diagnosi l’anno, solo 1.500 donne arrivano consapevolmente a un centro altamente specializzato in ginecologia oncologica. Le restanti quasi 4.000 rischiano di iniziare il percorso di cura nel posto sbagliato, con conseguenze che possono rivelarsi decisive. “Solo il 27% delle pazienti sceglie il centro in base alla specializzazione”, denuncia Ilaria Bellet, Presidente di ACTO Italia.
