Scienza, tabu e prevenzione: sei uomini su dieci non vanno dall’urologo.
Nel mese dedicato alla salute maschile, è andato in scena a Bologna il Symposium IVIRMA, tra i più autorevoli appuntamenti internazionali dedicati alla fertilità e alla procreazione medicalmente assistita (PMA).
Il focus: l’infertilità maschile, un tema ancora sottovalutato.
Il Symposium coincide con il mese dedicato alla salute maschile e mette al centro un tema spesso ignorato: l’infertilità maschile, una condizione in costante aumento e di natura multifattoriale. “Affrontare oggi la fertilità maschile è una priorità clinica, sociale e culturale”, spiega Mauro Cozzolino, specialista in Medicina della Riproduzione e direttore del Centro IVI Bologna. “Sempre più uomini rinviano la paternità, trascurano i controlli di prevenzione e adottano stili di vita poco salutari. Il risultato è un calo silenzioso della fertilità maschile, con effetti diretti sulle possibilità di concepimento delle coppie”.
Numeri che preoccupano: il 60% degli uomini non fa controlli.
Un’indagine condotta da IVI in collaborazione con GfK rivela che sei uomini su dieci tra i 30 e i 50 anni non si sono mai sottoposti a una visita urologica, o lo fanno solo saltuariamente. Solo il 17% effettua controlli annuali, nonostante nel 50% dei casi di infertilità di coppia la causa sia riconducibile a fattori maschili.
A livello globale, studi scientifici confermano un declino della qualità del liquido seminale negli ultimi quarant’anni, con riduzione di concentrazione e motilità degli spermatozoi.
“C’è ancora molta disinformazione,” aggiunge Cozzolino. “Molti uomini ignorano che anche l’età influisce sulla qualità del seme e che, dopo i 40 anni, aumentano le alterazioni genetiche nel DNA spermatico. Eppure bastano pochi esami mirati per ottenere una diagnosi precoce e migliorare significativamente le possibilità di successo dei trattamenti di PMA”.
Le nuove frontiere tecnologiche: intelligenza artificiale e imaging iperspettrale.
Tra le innovazioni presentate al Symposium spiccano l’intelligenza artificiale applicata alla PMA e l’imaging iperspettrale degli spermatozoi, tecnologie non invasive che permettono di raddoppiare il tasso di formazione di embrioni vitali.
Questa metodica, spiegano i promotori dell’evento, che consente di analizzare in dettaglio il profilo biochimico e molecolare di ciascuno spermatozoo, identificando quelli con la migliore competenza biologica senza comprometterne la vitalità.
“È una svolta epocale per la medicina riproduttiva maschile” conclude Cozzolino. “Grazie all’intelligenza artificiale e agli incubatori time-lapse di ultima generazione, possiamo monitorare in tempo reale lo sviluppo embrionale e selezionare con maggiore precisione gli embrioni di qualità, migliorando sensibilmente le probabilità di successo e la personalizzazione delle cure”.
