Trump vuole dire la sua sul prossimo leader iraniano. Teheran: “Affari nostri”.
La crisi tra Washington e Teheran si arricchisce di un nuovo, clamoroso capitolo diplomatico. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che il prossimo leader supremo dell’Iran non potrà restare al potere senza il via libera degli Stati Uniti, mentre i combattimenti tra le forze americano-israeliane e l’Iran entrano nel nono giorno consecutivo con un bilancio che supera ormai i 1.200 morti tra la popolazione iraniana.
In un’intervista alla ABC News, Trump ha spiegato la sua posizione in termini strategici: non vuole che gli Stati Uniti siano costretti a tornare in conflitto con l’Iran tra qualche anno. “Non voglio che tra cinque anni si debba ricominciare daccapo, o peggio ancora che abbiano un’arma nucleare”, ha dichiarato il presidente. Chiunque salga al potere a Teheran senza l’approvazione americana, ha aggiunto, “non durerà a lungo”.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha respinto con fermezza qualsiasi ingerenza straniera: “Non permettiamo a nessuno di interferire nei nostri affari interni. La scelta del prossimo leader è una questione che riguarda esclusivamente il popolo iraniano”. Parole che suonano come una risposta diretta anche alle dichiarazioni rilasciate da Trump nei giorni scorsi all’agenzia Axios, in cui aveva lasciato intendere di voler essere personalmente coinvolto nel processo di selezione, liquidando il principale candidato, Mojtaba Khamenei, figlio del leader supremo ucciso, come “un peso leggero”.
A complicare ulteriormente il quadro, il religioso senior Ahmad Alamolhoda ha rivelato domenica mattina che l’Assemblea degli Esperti aveva già votato un successore ad Ali Khamenei, senza però renderne noto il nome.
Sul fronte militare, Araghchi ha confermato che la cooperazione con la Russia è in corso, “non è una novità, né un segreto” e ha ammesso che Mosca starebbe fornendo aiuti “in molte direzioni diverse”. Una circostanza che ha suscitato la reazione dell’inviato americano all’ONU Mike Waltz, il quale ha riconosciuto l’esistenza di questa relazione simbiotica tra i due Paesi.
Il ministro degli Esteri iraniano ha poi respinto le accuse di attacchi contro i Paesi del Golfo, sostenendo che Teheran prende di mira esclusivamente le basi militari americane presenti nel loro territorio. “Non stiamo attaccando i nostri vicini. Stiamo rispondendo agli americani che ci attaccano”, ha affermato. Ha inoltre smentito i rapporti su presunti piani per sviluppare missili a lungo raggio, precisando che l’Iran ha deliberatamente mantenuto la gittata dei propri vettori al di sotto dei 2.000 chilometri e non intende modificare questa scelta.
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