L’Ue nel 2025: un anno di autocelebrazione e retorica.
Ursula von der Leyen sorride. Accanto a lei, un gruppo di giovani sorride. Tutti sorridono. La foto è perfetta, il comunicato anche. Benvenuti nel resoconto annuale dell’Unione Europea, dove ogni problema diventa “una sfida affrontata con determinazione” e ogni fallimento sparisce nell’elegante nebbia del burocratese comunitario.
Si fa molto per la difesa… peccato per tutto il resto.
Il 2025, ci spiega la velina della Commissione, è stato “un anno di chiarezza e determinazione”. Tradotto: si spende in armi. Il pacchetto Readiness 2030 viene presentato come “il più significativo aumento degli investimenti nella difesa europea nella storia”. Evviva! Nel frattempo, trovare un affitto a Berlino, Madrid o Milano sotto i mille euro è diventato uno sport estremo, ma di questo nel rapporto non c’è traccia. La sicurezza dei confini, sì. La sicurezza abitativa dei trentenni evidentemente è meno urgente.
193 miliardi per l’Ucraina. Quanto per i giovani europei?
Il documento cita con orgoglio i 193,3 miliardi stanziati in supporto all’Ucraina dall’inizio del conflitto. Una cifra importante, per carità. Ma sorge spontanea una domanda: quanti miliardi sono stati investiti per abbassare il costo della vita, finanziare politiche abitative serie o sostenere chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro con un contratto a termine da 800 euro al mese? Il rapporto tace, con la serenità di chi non ha intenzione di rispondere.
Il “taglio della burocrazia”.
Tra i successi dell’anno (ovviamente quelli inseriti nella retorica della Commissione) figura anche la riduzione della burocrazia. La stessa Commissione che ha prodotto regolamenti su regolamenti, sull’intelligenza artificiale, sulle batterie, sulle emissioni dei trattori, si vanta ora di aver “tagliato la burocrazia” e “modernizzato la tassazione”, il mondo viaggia a una velocià sempre maggiore. Chi ha poi provato ad aprire una partita IVA transfrontaliera, a far riconoscere un titolo di studio in un altro Stato membro dell’Ue o semplicemente a capire un avviso fiscale europeo può testimoniare quanto questo “taglio” sia stato percepibile nella vita reale.
Con tocco poetico, il documento assicura che l’UE ha lavorato per garantire che “l’agricoltura rimanga una parte fondamentale dello stile di vita europeo”. Gli agricoltori che nel 2025 hanno bloccato le strade di mezza Europa con i trattori probabilmente la vedono in modo leggermente diverso. O che dire del Parlamento europeo che ha stigmatizzato l’azione liberticida della Commissione di andare avanti per la propria strada sull’accordo Ue-Mercosur? Anche di queste milestones nessuna traccia “nell’edulcorato mondo” della disinformazione istituzionale della Commissione Ue.
“Choose Europe”: lo slogan che non paga l’affitto.
Tra le iniziative più ambiziose dell’anno spicca la campagna Choose Europe, lanciata per rendere il Vecchio Continente “il posto migliore al mondo per scienza e ricerca”. Un’idea nobile. Peccato che i ricercatori europei continuino a emigrare negli Stati Uniti, attratti da stipendi tre volte superiori e laboratori finanziati senza dover compilare quarantasette moduli in quattro lingue. Ma la campagna ha sicuramente un bel logo…
75 anni dalla Dichiarazione Schuman: ancora applausi
Il rapporto si chiude in bellezza, ricordando il 75° anniversario della Dichiarazione Schuman, pietra fondante del progetto europeo. Un traguardo storico, indubitabilmente. Robert Schuman nel 1950 immaginava un’Europa di pace e cooperazione. Difficile sapere cosa penserebbe oggi, guardando ad una Ue sempre più marginale nel mondo e a una generazione di under35 che non riesce a comprare casa, fatica ad accedere al credito, lavora in condizioni sempre più precarie e posa sorridente accanto alla presidente della Commissione per il selfie di rito.

L’Unione Europea nel 2025: un anno di chiarezza e determinazione. Soprattutto nel non vedere ciò che non si vuole vedere.
