23 Settembre 2026
Politica

Stadio di Cagliari. Il Comune garante delle banche? Quello che la bozza di convenzione non dice ad alta voce

C’è una parola che torna con insistenza ogni volta che si parla del nuovo stadio di Cagliari: trasparenza. Ma a leggere con attenzione la bozza di convenzione che regolerebbe l’operazione, emerge un quadro assai diverso da quello dipinto nelle dichiarazioni ufficiali. E il Consiglio comunale , l’organo che dovrebbe vigilare sull’interesse pubblico , continua ad avere pochissima voce in capitolo, come già accade sul dossier dell’Aeroporto di Cagliari-Elmas.

A sollevare il caso è Giuseppe Farris, consigliere di CivicA, che ha analizzato punto per punto il testo della convenzione dopo che l’assessore Macciotta, nel corso di un dibattito sul programma Radar, ha sostenuto che il Comune non assumerebbe alcun rischio nei confronti degli enti finanziatori del progetto. Una tesi che i documenti sembrano smentire.

Come evidenziato dallo stesso consigliere di opposizione atraverso la porpia pagina Facebook, l’articolo 42.2 stabilisce che il Comune accetti “irrevocabilmente e incondizionatamente” la cessione in garanzia, a favore delle banche, di tutti i crediti del concessionario verso l’ente: non solo i contributi pubblici, ma anche le somme eventualmente dovute in caso di cessazione anticipata della concessione. In più, il Comune si impegnerebbe a effettuare i pagamenti direttamente ai finanziatori e a vincolare a loro favore anche crediti futuri.

L’articolo 42.5 aggiunge un altro elemento di peso: su richiesta dei finanziatori, il Comune si impegnerebbe a sottoscrivere un cosiddetto Direct Agreement, un accordo che attribuisce alle banche diritti di informazione preventiva, poteri di intervento diretto , il cosiddetto step-in , e limiti alla possibilità per il Comune stesso di modificare o risolvere la convenzione senza il loro coinvolgimento.

Non è tutto. Gli articoli 2, 9.2 e 26 prevedono che, in caso di aumento dei costi di costruzione, dei materiali, dell’energia o della gestione, possa scattare il meccanismo di riequilibrio del Piano Economico Finanziario. Se l’accordo non si raggiunge, il Comune si troverebbe davanti a un bivio: accettare il riequilibrio oppure recedere, pagando gli indennizzi previsti dalla convenzione.

Infine, gli articoli 3.1(b), 38.1 e 38.5 pongono interamente a carico del Comune i costi delle bonifiche ambientali , inclusi quelli imprevisti e quelli legati alla presenza di amianto , senza alcun tetto massimo. Una voce potenzialmente illimitata che grava sulle casse pubbliche.

Quello che emerge dalla lettura, quindi, non sono interpretazioni: sono clausole scritte nero su bianco in un documento che il Consiglio comunale avrebbe il diritto , e il dovere , di esaminare a fondo prima che qualunque impegno venga assunto. Il paradosso è evidente: quanto più l’operazione è economicamente rilevante, tanto minore sembra lo spazio riservato alla rappresentanza elettiva. Lo stesso schema che si sta ripetendo sul fronte aeroportuale.

“Continuo a chiedere che il dibattito si svolga sui documenti e non sugli slogan”, dice Farris. Una richiesta che, in una democrazia, non dovrebbe nemmeno essere necessario formulare.