Sovranita dell’Ue, PE: “Un nuovo strumento per impedire pressioni su Stati membri”.

Inteso principalmente come deterrente, il nuovo strumento commerciale ideato dal Parlamento europeo consentirà all’UE di combattere la coercizione economica e di rispondere con adeguate contromisure.

Con 578 voti favorevoli, 24 contrari e 19 astensioni, il Parlamento ha approvato in via definitiva, un nuovo strumento commerciale per consentire all’UE di reagire, in linea con il diritto internazionale e come ultima risorsa, nel caso in cui l’UE o uno Stato membro dovessero subire un ricatto economico da un Paese extra-UE con l’obiettivo di influenzare una particolare scelta o posizione politica.

Lo strumento anti-coercizione (ACI) mira a proteggere la sovranità dell’UE e degli Stati membri in un contesto geopolitico in cui le potenze straniere utilizzano sempre più spesso il commercio e gli investimenti come armi.

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Secondo il regolamento,, si parla di coercizione economica quando un Paese non appartenente all’Unione europea tenta di fare pressione sull’UE o su uno Stato membro, come capita recentemente con la Lithuania boicottata dalla Cina per l’apertura di un ufficio commerciale con Taiwan, affinché compia una scelta specifica applicando, o minacciando di applicare, misure commerciali o di investimento. Sebbene questo tipo di coercizione comprometta l’autonomia strategica dell’UE, non è contemplata dall’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Il meccanismo di risoluzione delle controversie dell’OMC non è infatti attivabile per casi specifici di coercizione economica, a meno che non riguardino anche aspetti che violano le regole dell’OMC.

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Le nuove regole prevedono che la Commissione abbia quattro mesi di tempo per indagare. Basandosi sui risultati ottenuti, il Consiglio disporrà di otto-dieci settimane per decidere (a maggioranza qualificata) se sussista coercizione. Anche se l’obiettivo principale sarà quello di avviare un dialogo per convincere le autorità del paese non UE a cessare la coercizione, se questo dovesse fallire, l’UE avrà a disposizione un’ampia gamma di contromisure. Se viene accertata la coercizione, e gli Stati membri sono d’accordo, la Commissione avrà sei mesi di tempo per formulare la contromisura adeguata, aggiornando regolarmente Parlamento e Consiglio.

I deputati hanno potenziato l’aspetto deterrente dello strumento includendo un elenco completo delle possibili contromisure a disposizione dell’UE, tra cui restrizioni agli scambi di beni e servizi, ai diritti di proprietà intellettuale e agli investimenti esteri diretti. Sarà inoltre possibile imporre limitazioni all’accesso al mercato degli appalti pubblici dell’UE, al mercato dei capitali e all’autorizzazione di prodotti ai sensi delle norme chimiche e sanitarie.

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In base alle nuove regole, l’UE potrà chiedere una “riparazione” al Paese terzo che esercita la coercizione e la Commissione potrà applicare misure per far valere tali riparazioni.

Dopo l’adozione formale da parte del Consiglio, prevista per ottobre, il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale UE.