Sicurezza digitale, un milione ai Comuni sardi: ma sarà speso bene dopo i 3 milioni del 2025?
La Giunta Todde stanzia un milione di euro per educare (nuovamente e a distanza di un anno) gli studenti delle scuole medie a un uso consapevole della rete. L’obiettivo, ribadito dall’assessore agli Affari generali Sebastian Cocco, è mirato a “costruire una vera cultura della cittadinanza digitale”. Intenzioni condivisibili, ma il meccanismo scelto (emanca solo la pubblicazione del bando per la conferma al 100% delle perplessità) solleva più di un interrogativo.
I progetti, per quello che è dato sapere (come sempre si fanno le delibere ma non si pubblicano immediatamente), saranno realizzati esclusivamente dai Comuni in collaborazione con le istituzioni scolastiche. Resteranno, dunque, fuori dal bando le organizzazioni qualificate in materia di sicurezza digitale, mentre la partecipazione resterà demandata a enti locali che non hanno necessariamente competenze specifiche in un campo così tecnico e in continua evoluzione. Con il rischio di riproporre l’ennesima iniziativa calata dall’alto, di scarso impatto e autoreferenziale.
Il metodo di ripartizione rafforza il dubbio. Ai Comuni beneficiari è garantita una quota fissa di 6.500 euro, per un totale di 663 mila euro, a cui si aggiunge una quota variabile di 337 mila euro, proporzionata al numero di studenti delle medie. Più di due terzi della dotazione, dunque, sono distribuiti in modo uniforme, a prescindere dalla qualità delle proposte. Basta esistere e fare domanda.
Per il 2026 la priorità andrà ai 102 Comuni che nel 2025 non avevano presentato domanda, a fronte dei 159 che avevano avuto accesso ai fondi: un dato che già dice molto sull’appeal, e forse sulla capacità progettuale, di molte amministrazioni. Annualità, quella del 2025 (c’era l’assessora Mariaelena Motzo allora), per la quale è legittimo domandarsi quali azioni disruptive e performanti siano state implementate per “l’educazione dei giovani sardi” e la costruzione “di una vera cultura della cittadinanza digitale”.
Si staranno accompagnando, a fronte di due stanziamenti pari a 4 milioni di euro complessivi, “le nuove generazioni a vivere il digitale in modo sicuro ed etico, fornendo loro gli strumenti giusti e contrastare la disinformazione?“.
Resta quindi una domanda di fondo che, ad oggi, continua ad accomunare le progettualità della Regione Sardegna, specialmente con riferimento ai giovani, l’educazione nelle scuole e alla digital literacy: non sarebbe stato meglio spendere queste risorse in modo diverso? Ad esempio chiedendo progettualità davvero innovative e aprendo la partecipazione a realtà specializzate, anziché garantire a ogni Comune un contributo, anche a fronte di un progetto mediocre e autocelebrativo? Il rischio è che il milione si trasformi (in attesa di essere sconfessati dai “grandi risultati” ottenuti nei comuni sardi con la precedente annualità) in una pioggia di iniziative frammentate, di laboratori e convegni di facciata e di scarso impatto, piuttosto che formare davvero i ragazzi ai pericoli della rete.
Pesa infine il fatto che il controllo sulla qualità si limiti a una verifica documentale: il saldo del 30% è subordinato alla relazione finale e alle carte contabili di spesa, non a una valutazione dell’impatto educativo. Resta, dunque, l’attesa per l’Avviso pubblico da parte della Direzione generale dell’Innovazione e Sicurezza IT. Ma le premesse, per ora, non possono che lasciare perplessità per il metodo che ancora oggi si continua ad adottare nell’Esecutivo Todde.
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