5 Settembre 2026
Europa

Sanzioni UE e flotta ombra russa: cresce la pressione sui gruppi armatoriali europei.

Le attività di alcune compagnie di navigazione con sede nell’Unione Europea, in particolare in Grecia, finiscono nel mirino del Parlamento europeo.
Secondo una serie di inchieste e rapporti internazionali, diversi operatori avrebbero venduto navi a soggetti legati alla “shadow fleet” russa: la rete di petroliere che consente a Mosca di esportare greggio aggirando sanzioni e controlli.

L’eurodeputato Petras Auštrevičius (Renew) ha presentato un’interrogazione alla Commissione denunciando “preoccupazioni crescenti” sul ruolo di società europee nel sostenere indirettamente la macchina bellica russa.

Le accuse: miliardi di euro in tankers ceduti a compratori opachi.

Nel mirino sono finiti in particolare l’Okeanis Eco Tankers, quotata alla Borsa di New York e la Kyklades Maritime Corporation, entrambe di proprietà della famiglia Alafouzos, accusate di continuare il trasporto di petrolio russo.

Indagini open-source mostrano che pochi individui avrebbero venduto asset per miliardi di euro a soggetti poco trasparenti, con le navi poi finite nella flotta ombra. Solo nel 2024 14 ex petroliere greche, per un valore complessivo di 480 milioni di dollari, sarebbero entrate in questo circuito.

Tra i venditori vengono citate anche TMS Tankers (di Georges Economou) e la Tsakos Energy Navigation. Nel 2023 l’Ucraina aveva inserito alcune di queste compagnie nella lista dei “war sponsors”.

Nonostante ciò, l’UE finora non ha imposto sanzioni personali a proprietari e manager europei coinvolti in tali operazioni.

La richiesta del Parlamento: “Sanzionare chi alimenta la flotta ombra”.

Auštrevičius ha quindi chiesto alla Commissione se intenda proporre sanzioni contro individui e imprese dell’UE che consapevolmente facilitano le attività della flotta ombra e come intenda impedire che attori europei contribuiscano ad aggirare il price cap sul petrolio russo.

    La risposta della Commissione: “557 navi già sanzionate, nuove misure allo studio”.

    Ieri, la commissaria Albuquerque ha ricordato che l’Unione ha già adottato vari pacchetti di sanzioni per limitare le entrate energetiche di Mosca, colpendo ben 557 navi alle quali è vietato l’accesso ai porti UE.

    Bruxelles, attraverso l’esponente dell’Esecutivo europeo, ha poi assicurato che ulteriori misure sono in preparazione, in coordinamento con il Servizio Europeo per l’Azione Esterna e gli Stati membri.

    Oil Price Cap: aggiramenti nel mirino.

    La Commissione indica come priorità assoluta la lotta ai tentativi di elusione delle sanzioni, anche attraverso giurisdizioni extra-UE. Le azioni in corso includono le modifiche legislative per colpire chi facilita l’aggiramento, il monitoraggio dei flussi commerciali sospetti e iniziative di sensibilizzazione verso operatori e governi.

    L’attuazione delle sanzioni resta però una responsabilità degli Stati membri: le Autorità nazionali competenti devono verificare che gli operatori europei acquistino petrolio russo al di sotto del price cap e adottino tutte le misure necessarie per rispettare il quadro normativo.

    Una questione aperta per la credibilità del regime sanzionatorio europeo.

    Il dibattito rimane aperto: l’assenza di sanzioni dirette contro armatori europei alimenta preoccupazioni sulla coerenza e l’efficacia del regime sanzionatorio dell’UE.
    Per ora Bruxelles promette maggiore pressione, ma il Parlamento chiede un salto di qualità: colpire non solo gli attori russi e di Paesi terzi, ma anche chi, dentro l’Unione, contribuisce consapevolmente ad aggirare le sanzioni.