Renato Soru lancia la sua “Rivoluzione Gentile”.

Renato Soru con Progetto Sardegna, Liberu, +Europa e Progressisti ha lanciato in serata la sua “Rivoluzione Gentile”. Riuniti nella ‘popolare’ cornice del Teatro Doglio, le sigle, tra voli pindarici sulle diverse crisi geopolitiche e linee programmatiche generiche (per usare un eufemismo) hanno voluto mandare un chiaro messaggio al PD, Cinque Stelle e agli altri alleati a sostegno della candidatura di Alessandra Todde, ufficializzata dal cosiddetto Campo largo lo scorso 9 novembre.

Una chiamata al dialogo e alla condivisione delle scelte, hanno ricordato dal palco specialmente Renato Soru, Massimo Zedda e Romina Mura, su quello che dovrà essere il futuro candidato alla Presidenza della Regione Sardegna.

Ma, come rilevato nel corso della kermesse dei sostenitori della “Rivoluzione Gentile”, i toni utilizzati, più che protesi al dialogo, hanno preso le sembianze di una prova muscolare da parte degli “scontenti” del centrosinistra: “Alla Todde manca l’unità della coalizione e il rischio di perdere le elezioni allo stato attuale è alto. Vogliamo armonia ma serve dialogare e coinvolgere le diverse espressioni del territorio su tutti i temi”, ha dichiarato Massimo Zedda dei Progressisti, rilanciando l’idea di una consultazione “popolare, aperta e diretta”.

Massimo Zedda, foto Sardegnagol riproduzione riservata
Massimo Zedda, foto Sardegnagol riproduzione riservata

Dal palco, ancora, l’esponente progressista, non ha mancato di commentare con ironia l’agire dell’attuale Campo largo: “I Campi vanno coltivati affinchè possa crescere qualcosa e, come capita in cucina, per fare una buona frittata bisogna rompere le uova”. Dichiarazioni, decisamente, inequivocabili circa il disegno insito nel nuovo soggetto politico più volte richiamato nel corso dell’incontro, rompere l’attuale accordo PD-Cinquestelle e ‘mandare segnali’.

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Nel frattempo, anche da questa parte, andando oltre le generiche esternazioni umorali contro gli stereotipi, il falso identitarismo sardo, le servitù militari, la sanità (ampiamente messa in crisi anche dalla precedente Giunta Pigliaru, come non ricordare, giusto per citarne una, il blocco della graduatoria per la medicina generale) e l’inerzia dell’attuale maggioranza al governo della Regione (decisamente la pagina di politica peggio scritta negli ultimi lustri), in quasi due ore non si è sentito nulla di così “disruptive”, escludendo gli applausi del più che acritico pubblico in sala che, oltre a tanti cittadini e cittadine, non ha mancato di rilevare alcuni “personaggi politici in cerca d’autore” in vista del prossimo appuntamento elettorale. Insomma, la vera politica sembrerebbe bussare altrove…

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Comunque la si voglia intendere, però, per Renato Soru si tratta di riprendere in mano un percorso di partecipazione “calpestato dal PD” da “riprendere e mettere al centro di una nuova storia, di un nuovo soggetto politico”: “Non ho ricevuto telefonate nè dalla Todde nè dai dirigenti del PD – ha aggiunto l’ex presidente della Regione Sardegna. Credo sia ora di dare una spallata forte e ho più di un sospetto che la scelta che stiamo commentando oggi – probabilmente riferendosi all’investitura della Todde – sia stata già fatta un anno fa”.

Renato Soru, Romina Mura, foto Sardegnagol riproduzione riservata
Renato Soru, Romina Mura, foto Sardegnagol riproduzione riservata

Un intervento appassionato che però non ha mancato di lasciare qualche ‘cadavere’ lungo il percorso: “Siamo qui per unire non con arroganza o condividendo scelte calate dall’alto. Mi auguro che qualcuno rinsavisca. Lo dico a quei pezzi di partito e dirigenti del PD, ai quali ricordo che non si può mobilitare la Sardegna restando rintanati in una stanza di direzione di partito. Bisogna portare la Sardegna – prosegue – fuori dalla sacca di povertà come si fece negli anni ’60 ai tempi del Piano di Rinascita e non assecondare gli equilibri dei partiti a livello nazionale. Serve ancora una trasformazione: la nostra autonomia è attaccata e qualcuno da Roma – chiaro riferimento alla Schlein – pensa di poterci dire chi deve essere il nome del Presidente della Sardegna. C’è da approvare la Legge statutaria. Se non riusciremo ad approvarla non potremo riformare la Regione e, a cascata, non sarà possibile trasformare la nostra Isola”.

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Passare quindi dallo stereotipo all’archetipo potrebbe essere una soluzione improcrastinabile per Renato Soru che, di fatto, oggi ha messo in campo la propria candidatura: “Mi piacerebbe che la Sardegna fosse conosciuta come l’Isola delle competenze e non per il gusto delle sue seadas. C’è bisogno di rigenerarsi, porre fine al tempo del distacco, del cinismo e risvegliarci come comunità. La mia candidatura – conclude – è in campo per chi la vuole cogliere. Dobbiamo rivoluzionare la Sardegna ma in modo pacifico e portare avanti la rivoluzione della gente. Ci proveremo!”.

foto Sardegnagol, riproduzione riservata