Politiche giovanili, Unione degli Universitari: “La Legge di Bilancio non riparte dai giovani”.

“La Legge di Bilancio resa nota nell’ultima settimana parla chiaro: nessuno spazio per i giovani, nessun investimento per l’Università, nessuna tutela per appianare i dati critici di disoccupazione giovanile post Covid. Ancora una volta non esiste una riforma organica sul mondo del lavoro giovanile”. Queste le conclusioni condivise dall’Unione degli Universitari sull’ultimo decreto legge approvato in Consiglio dei ministri che, in estrema sintesi, non fanno altro che ribadire l’assenza di coraggio e prospettiva della politica italiana, che tra lobbismo e risposte alle istanze della maggioranza over 45 del Paese, continua a dimenticare la ‘questione giovanile’.

“La situazione – proseguono i membri dell’Udu – è drammatica e la categoria dei giovani è una tra le più duramente colpite dall’emergenza pandemica in termini di tasso di disoccupazione – parliamo di almeno il 27,7% di giovani che cercano lavoro senza trovarlo – ma ciò non sembra essere tra le priorità di questo Governo. Allo stesso modo, la Legge sembra non intervenire sul mondo universitario, raggiungendo livelli critici sul piano degli investimenti per il diritto allo studio tanto da non presentare alcun intervento sulla condizione studentesca”.

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Dichiarazioni che non possono che rafforzare l’idea che sul tema dei giovani il Governo Draghi, nonostante i proclami dei suoi esponenti, sia ben lontano da una programmazione sostanziale e di lungo periodo. Le stesse esternazioni del Presidente Mario Draghi sulla presunta centralità dei giovani nell’agenda di Governo, non possono essere seriamente prese in considerazione, alla luce – giusto per citare le ultime puntate – della pessima missione per i giovani contenuta nel Pnrr e del mancato incremento del Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili – fermo a 35 milioni di euro – registrato nel corso della seduta del Consiglio dei ministri dello scorso 28 ottobre.

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Si continua, però, a proporre interventi spot e scarsamente di sistema, come ricordato anche dal coordinatore dell’Udu, Giovanni Sotgiu: “Le uniche misure destinate ai giovani riguardano l’App18, una detrazione sugli affitti e sull’acquisto della prima casa. Resta fuori tuttavia l’acceso al mondo del lavoro e il mondo del lavoro stesso, che per i giovani dovrebbe rappresentare il primo strumento di emancipazione e da cui però sembrano sempre più tagliati fuori”.

Che dire, ancora, rimanendo sul tema della disoccupazione giovanile nell’area euro, del recente successo conseguito dall’Italia? Cosa aggiungere nei confronti di un Consiglio dei ministri incapace di proporre, in epoca pandemica, una vera e propria manovra in favore delle giovani generazioni?

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In attesa di una politica seria capace di porre fine al ‘bla bla bla’ sulla questione giovanile in Italia, i Paesi europei ed extra UE ringraziano sentitamente per il mantenimento dei flussi migratori giovanili e la perdita di competitività del nostro Paese.