Politiche giovanili: la proposta dei Giovani Democratici al Consiglio regionale.

“Noi non dobbiamo rassegnarci alle narrazioni secondo le quali la situazione non possa essere in alcun modo cambiata, tantomeno dobbiamo accettare l’ineluttabilità del costante e sempre più profondo declino”. Con queste parole il gruppo dei Giovani Democratici sardi ha chiesto al Consiglio regionale di promuovere l’elaborazione di un piano strategico per la gioventù in Sardegna e procedere all’istituzione del Consiglio Regionale dei Giovani Sardi, quale organismo indipendente di riferimento e confronto tra i giovani, la Regione e le istituzioni locali in materia di politiche giovanili.

Nella proposta indirizzata ai rappresentanti dell’Aula, i Giovani Democratici, inoltre, hanno chiesto di procedere alla stesura di una legge regionale organica sulle politiche giovanili. Un tema, a rigor di cronaca, sul quale nel corso dell’attuale legislatura è stata presentata una Proposta di Legge, la Pl 182 – primo firmatario Fausto Piga (FdI) – con l’obiettivo di superare l’ultima legge regionale approvata nell’ambito delle politiche giovanili, la Legge 11 del 1999, ma il provvedimento, a distanza di due anni (e nonostante il revival di popolarità per i giovani legato alle risorse del Pnrr), risulta ancora sospeso nel limbo, non essendo ancora stato calendarizzato per la discussione in Aula. Vuoi per il menefreghismo di fondo sulla questione giovanile espresso da parte di tutto l’arco politico rappresentato in Consiglio nelle ultime 5 legislature (come certificato dalla scarsa produzione legislativa in materia), vuoi per il ‘valzer autoreferenziale della dialettica opposizione-maggioranza’ sui temi sociali ed economici dell’isola, vuoi, infine, per una gestione della Presidenza del Consiglio regionale da rivedere eufemisticamente parlando, come facilmente riscontrabile attraverso la visione della diretta del Consiglio regionale e delle quasi quotidiane bordate a colpi di regolamento lanciate all’attenzione del Presidente Michele Pais.

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Nell’Isola, intanto, aumentano i dati sull’abbandono scolastico, sulla devianza giovanile e sulla disoccupazione tra gli under35, ma, indubbiamente, le priorità per questa classe dirigente sono ben altre.