Politiche giovanili, Fondo europeo per la gioventù del Consiglio d’Europa, Gianantonio Da Re: “Discriminazione a danno delle associazioni giovanili italiane”.

Nell’Anno europeo della Gioventù, come annunciato nel corso dell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione Europea dalla Commissaria Ursula von der Leyen, le istituzioni europee avrebbero dovuto avviare nuovi percorsi per il coinvolgimento attivo di tutti i giovani dell’Ue, nonché aperto i propri uffici all’ascolto delle loro proposte.

Ma, nonostante le promesse autocelebrative della Presidente tedesca, nulla sembra essere cambiato nell’Anno europeo della Gioventù e le stesse istituzioni europee continuano a trincerarsi dietro anacronistiche questioni burocratiche e di deprimente ‘appartenenza linguistica’, come confermato dalla discriminatoria prassi prevista per l’invio delle domande per l’accesso al Fondo europeo della gioventù del Consiglio d’Europa: fondo, va ricordato, istituito nel 1972 per fornire sostegno finanziario ed educativo alle attività giovanili europee.

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“In base alla recente procedura di registrazione stabilita dal Fondo e volta al conferimento di contributi per l’attività ordinaria delle organizzazioni giovanili, risulta venga richiesta una traduzione dello statuto dell’associazione in lingua inglese o francese, escludendo quindi il ricevimento di un documento ufficiale in altra lingua dell’UE, ad esempio un documento redatto dall’Agenzia delle entrate in lingua italiana”, ha ricordato oggi l’eurodeputato del gruppo ID, Gianantonio Da Re attraverso la presentazione di una interrogazione parlamentare.

Nonostante le lingue ufficiali del Consiglio d’Europa siano l’inglese e il francese, non può che risultare discriminatorio il processo di registrazione verso le organizzazioni giovanili non di lingua francese e inglese. Una questione di opportunità, come ricordato nel provvedimento del deputato italiano, resa più insostenibile alla luce della sottoscrizione di un memorandum d’intesa, nel 2007, e di una dichiarazione d’intenti nel 2014 nella quale il Consiglio d’Europa ha dichiarato di condividere valori fondamentali, quali i diritti umani, l’uguaglianza e la democrazia.

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Valori importanti, quindi, che cozzano irrimediabilmente con la difficoltà per le organizzazioni europee, rappresentative di altri ‘paradigmi linguistici’ diversi dall’inglese o dal francese, di partecipare a questa opportunità offerta dal Consiglio d’Europa, confermando, ancora una volta, l’incoerenza di fondo delle istituzioni europee verso i principi di uguaglianza e il sostegno all’emancipazione dei giovani europei.

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