Piano di risanamento acustico. Il Comune di Cagliari vuole spegnere la “vita notturna” cittadina?

L’amministrazione cittadina, sotto la responsabilità del sindaco Paolo Truzzu negli ultimi 5 anni, sembrerebbe voler produrre più danni del Covid e delle tensioni geopolitiche europee per il settore del pubblico esercizio locale.

A suggerirlo l’intenzione del Comune di voler procedere all’approvazione del piano di risanamento acustico che prevede lo stop delle somministrazioni all’esterno dei locali dalle 3 all’1 del mattino e, a cascata, una riduzione della capienza per i locali, del numero di tavolini e, di fatto, un taglio netto della base dei clienti che non potrà evitare importanti ripercussioni sui livelli occupazionali della città.

A ribadire questa ovvietà – purtroppo non compresa da tutti dentro l’amministrazione cittadina – sono state le locali associazioni di categoria, Fipe Confcommercio Sud Sardegna, Confesercenti, Confartigianato e i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, concordi nel sostenere che il piano di risanamento acustico penalizzerà il settore.

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Tra le prime richieste del “consorzio di protesta” la convocazione di un tavolo tecnico che spieghi bene la normativa della Asl, perché, ricordano le sigle, “la regola imposta rischia di mandare in rovina le attività senza portare alcun beneficio, tantomeno in determinati orari”, con buona pace, quindi, non solo per la sostenibilità economica cittadina ma soprattutto per il presidio del territorio.

Un piano, in sintesi, che penalizza fortemente i locali senza la previsione di alcun intervento di sistema per la risoluzione della mala movida. Un banco di prova, visto il periodo elettorale, particolarmente indicativo circa quello che potrebbe essere il modus operandi adottato nel prossimo mandato regionale…

“Il piano – si legge ancora nella nota delle sigle di categoria e sindacali – è stato approvato nel mese di aprile 2021. Allora l’avvocato Nicola Ibba, legale della Fipe Confcommercio Sud Sardegna, aveva presentato un ricorso al Tar contestando le rilevazioni del piano che risalivano al 2016-2017, pertanto il Comune aveva deciso di avviare nuove rilevazioni. Tra settembre 2022 a settembre 2023 sono state rifatte tutte le rilevazioni e la Fipe Confcommercio Sud Sardegna è stata convocata a fine novembre. In quell’occasione – prosegue la nota – l’associazione di categoria è stata informata del fatto che il piano sarebbe stato portato in commissione per essere riapprovato. Il 15 dicembre, prima della convocazione arrivata all’associazione di categoria da parte della commissione, l’avvocato Nicola Ibba ha presentato un’istanza di accesso agli atti all’Arpas e al Comune chiedendo di avere copia di tutti gli esposti ricevuti dal Comune presentati dai residenti legati alla movida e di tutte le rilevazioni fatte dall’Arpas (il tutto per per partecipare ai lavori della commissione e poter presentare osservazioni e il punto di vista degli esercenti)”.

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Ciò nonostante l’8 gennaio è stata indetta una nuova convocazione ma l’accesso agli atti è rimasto precluso: “Ci è stato risposto che avremo gli atti in mano il 15 marzo, anche se per legge non devono passare più di 30 giorni. Sono passati due mesi e forse gli atti arriveranno entro 90 giorni anziché entro 30”.

Accesso agli atti fondamentale per poter presentare opportune osservazioni e proporre misure concrete per cercare di risolvere il problema: “Non vogliamo portare avanti questo piano di risanamento acustico ma vogliamo apportare alcune modifiche che al momento non possiamo presentare perché non abbiamo la documentazione richiesta”, concludono le sigle.

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