Minori: l’impietosa conferma dell’Istat sulla condizione di vita in Italia.

Nell’ambito dell’Indagine Eu-Silc (Statistics on Income and Living Conditions), nel 2021 è stato implementato, in aggiunta alle variabili rilevate annualmente, il modulo ad hoc “Minori”, con cadenza triennale, dedicato alle condizioni di vita dei minori di 16 anni. Tra i vari aspetti considerati, si è posta l’attenzione sulle condizioni di salute e l’accesso alle cure e sulla deprivazione materiale e sociale dei giovani italiani.

Nel 2022, il rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore Europa 2030) colpisce il 28,8% dei bambini e ragazzi di età inferiore ai 16 anni (circa 2milioni 340mila minori), a fronte del 24,4% della popolazione residente in Italia (circa 14 milioni 304mila persone). L’incidenza è massima (46,6%) nel Mezzogiorno e minima (18,3%) nel Nord. L’incidenza del rischio di povertà o di esclusione sociale aumenta al crescere dell’età del minore: 30,7% per i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 15 anni rispetto al 26,8% per i bambini e le bambine fino a sei anni. Se il minore di 16 anni vive in una famiglia monoreddito ha un rischio di povertà o esclusione sociale di oltre tre volte superiore (56%) rispetto a quello dei minori in famiglie plurireddito (15,7%), mentre il divario è più contenuto per il totale degli individui (40,8% per gli individui in famiglie monoreddito e 15,6% per quelli in famiglie plurireddito).

Se si considera l’insieme dei minori di 16 anni che nel 2022 risulta a rischio di povertà o esclusione sociale, il 53,7% (quasi 1 milione 257mila bambini e ragazzi) è di nazionalità italiana e vive nel Mezzogiorno, il 17,4% (più di 408mila minori di 16 anni) è italiano e vive nel Nord e in questa ripartizione vive anche l’11,7% dei minori con cittadinanza straniera (più di 273mila minori di 16 anni).

Nel 2022 sono da segnalare importanti differenze per i minori di 16 anni in termini di rischio di povertà o esclusione sociale tra le famiglie monogenitore (39,1%) e le coppie con figli minori (27,2%). In particolare, l’indicatore raggiunge il 41,3% quando in famiglia è presente solamente la madre, mentre è pari al 27,6% per le famiglie monogenitore uomo. Inoltre il rischio aumenta al crescere del numero di figli minori in famiglia: per le famiglie monogenitore è pari a 37,3% se vi è un solo figlio minore e a 40,8% se ve ne sono almeno due; per le coppie con un figlio l’indicatore scende al 21,7% e per quelle con due o più figli si ferma a 29,6%. I valori restano pressochè stabili rispetto al 2021 con una lieve riduzione per le famiglie monogenitore con un figlio minore (era 39,1% nel 2021).

Nel 2022, il rischio di povertà o esclusione sociale dei minori di 16 anni che vivono in famiglie dove la principale fonte di reddito è da lavoro dipendente o autonomo è di molto inferiore (rispettivamente 23,3% e 21,4%) a quello stimato in presenza di redditi costituiti principalmente da pensioni e trasferimenti pubblici o da capitali e altri redditi (rispettivamente, 69,8% e 66,4%). Rispetto al 2021, il rischio aumenta nelle famiglie dove la fonte principale di reddito è da lavoro dipendente (era 22,1% nel 2021) e diminuisce per le tutte le altre. In particolare, la riduzione è marcata per le famiglie il cui reddito è costituito principalmente da pensioni e trasferimenti pubblici (era 80,2% nel 2021).

Nel 2022, il 25,6% dei minori di 16 anni risulta a rischio di povertà (circa 2milioni 80mila minori); i minori in famiglie monogenitore presentano la situazione più critica con un’incidenza pari a 33,6%, a sintesi di un valore in linea con la media nazionale se il monogenitore è uomo (25,6%), mentre di molto superiore nel caso il monogenitore sia una donna (35,1%).

Il 5,9% dei minori di 16 anni si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, ossia presenta almeno sette segnali di deprivazione dei tredici considerati dall’indicatore. Non si osservano differenze sostanziali per le diverse tipologie familiari: 5,9% per le coppie con figli minori e 5,8% per le famiglie monogenitore.

La bassa intensità lavorativa, ovvero la terza componente dell’indicatore di rischio di povertà o esclusione sociale, è pari al 5,9% tra i bambini e i ragazzi di età inferiore a 16 anni, con un forte divario tra le tipologie familiari: 16,4% per le famiglie monogenitore, raggiungendo il 19,2% per le monogenitore donna, e 4,1% per le coppie con figli minori.

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Nel 2022, ancora, i minori di 16 anni di cittadinanza straniera mostrano un rischio di povertà o esclusione sociale pari a 41,5%, valore superiore di quasi 15 punti percentuali rispetto al dato dei coetanei di cittadinanza italiana (26,9%). Questa differenza raggiunge il suo massimo nel Mezzogiorno, dove è pari rispettivamente a 89,2% e 45,4%; nel Nord, il dato per i minori di cittadinanza straniera è in linea con quello nazionale (41,1%) mentre il valore per i coetanei di cittadinanza italiana è molto contenuto (13,4%).

Nel 2021, il reddito netto mediano familiare equivalente inclusivo degli affitti figurativi è pari circa a 23.150 euro per le famiglie dove non è presente alcun minore, mentre scende a circa 19.460 euro quando in famiglia è presente almeno un minore. All’aumentare del numero di minori, diminuisce il reddito equivalente e la riduzione più drastica, pari quasi al 30%, si registra quando il numero di minori passa da due (reddito pari a 19.780 euro) a 3 o più (circa 13.860 euro).

Il divario tra Nord e Mezzogiorno del Paese si conferma in modo più accentuato per le famiglie nelle quali è presente almeno un minore: nel Nord queste famiglie raggiungono un reddito pari a 23.200 euro, mentre possono contare su 14.300 euro nel Mezzogiorno; le famiglie senza minori, invece, registrano un reddito pari a 25.870 nel Nord e a 18.380 nel Mezzogiorno. Per le famiglie con tre o più minori si segnala invece un’eccezione al tradizionale divario geografico: nel Nord e nel Mezzogiorno infatti queste famiglie mostrano redditi equivalenti del tutto simili (pari all’incirca a 13.140 euro).

Nel 2022, le famiglie che si trovano nella prima fase del ciclo di vita, quella in cui sono presenti figli minori, si trovano più spesso a vivere in abitazioni in proprietà gravate da un mutuo. La quota di famiglie che sostengono un mutuo con almeno un minore di 16 anni è più del doppio di quella misurata sul totale delle famiglie (26,3%, contro 12,1%). La situazione si inverte nel caso di abitazioni di proprietà senza mutuo: il 39,3% delle famiglie in cui è presente almeno un minore, a fronte del 59,4%.

Le famiglie con almeno un minore vivono più spesso anche in abitazioni in affitto: 23,8% delle famiglie con almeno un minore di 16 anni, contro il 19,6% del totale delle famiglie. Il divario è meno evidente se si considerano le abitazioni in usufrutto o in uso gratuito (10,6% contro 8,9% del totale delle famiglie).

Le famiglie monogenitore donna con almeno un minore di 16 anni vivono più frequentemente in un’abitazione in affitto rispetto al caso in cui il genitore sia il padre (31,0% delle famiglie monogenitore donna e 26,8% delle monogenitore uomo); si rileva una situazione analoga anche per le abitazioni in usufrutto o in uso gratuito (20,9% a fronte di 8,2%).

Le famiglie con almeno un minore di 16 anni lamentano una carenza di spazio nell’abitazione in percentuale più elevata (11,0%) rispetto al totale delle famiglie (7,9%). Questo problema strutturale si traduce in condizioni di sovraffollamento più frequenti rispetto al totale delle famiglie (36,1%, contro 17,9%).

In Italia la deprivazione materiale e sociale dei minori resta più alta della media Ue27. Nel 2021, un modulo di approfondimento dell’Indagine denominato “Minori” che, in base al Regolamento n. 1700/2019, verrà ripetuto con una cadenza triennale, ha approfondito in modo particolare le condizioni di vita dei minori di 16 anni. Tra i vari aspetti considerati sono state rilevate informazioni che hanno permesso il calcolo di un indice specifico di deprivazione materiale e sociale, condiviso a livello internazionale e basato su alcune caratteristiche, condizioni e situazioni tipiche dei minori. Il minore viene considerato deprivato se presenta almeno tre segnali di deprivazione tra i 17 individuati.

Nel 2021, la quota di minori di 16 anni in condizione di deprivazione materiale e sociale specifica è pari al 13,0% nell’Ue27 e al 13,5% in Italia. I Paesi con le condizioni meno favorevoli per i minori di 16 anni sono Romania (42,5%), Bulgaria (36,5%) e Grecia (33,9%); viceversa, i Paesi dove l’indicatore presenta i valori più bassi sono Slovenia (2,9%), Svezia (3,5%) e Finlandia (3,7%).

In Italia, la deprivazione materiale e sociale specifica dei minori di 16 anni mostra una sostanziale stabilità fra il 2021 e il 2017, anno della rilevazione precedente (13,5% nel 2021, 13,3% nel 2017). A livello territoriale, nel 2021 l’incidenza più elevata dell’indicatore si registra nel Mezzogiorno (20,1%), in linea con il valore del 2017 (20,5%).

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Nel 2021 è in forte miglioramento la situazione al Centro Italia dove l’incidenza della deprivazione materiale e sociale specifica scende al 5,7% (il valore più basso a livello nazionale) contro l’11,7% del 2017. Peggiorano invece le condizioni di vita dei minori di 16 anni al Nord con un aumento dell’indicatore dall’8,5% del 2017 all’11,9% del 2021.

I ragazzi e le ragazze di età tra i 12 e i 15 anni presentano un’incidenza della deprivazione materiale e sociale specifica superiore rispetto alle altre classi di età (14,8%, 12,9% nella classe di età 6-11 anni e 13,2% nella classe di età 0-5 anni) e sostanzialmente stabile rispetto al precedente periodo di rilevazione (14,6% nel 2017). Nel 2021, il valore più basso si registra per i minori di età compresa tra i sei e gli 11 anni (12,9%), in lieve miglioramento rispetto al 2017 (13,6%). Di contro, nella fascia di età dei bambini e delle bambine di età inferiore ai sei anni, l’incidenza della deprivazione materiale e sociale specifica aumenta (da 12,2% del 2017 a 13,2% del 2021).

Nel 2021, l’incidenza della deprivazione materiale e sociale specifica dei minori di 16 anni è più elevata e in peggioramento tra le famiglie monogenitore (16,9%; 14,9% nel 2017) rispetto alle coppie con figli minori (12,3%; pressochè stabile rispetto al 12,4% nel 2017).

L’incidenza di deprivazione è minore tra le famiglie la cui fonte principale di reddito è quella da lavoro dipendente o autonomo (rispettivamente 11,7% e 6,3%) rispetto alla situazione in cui le entrate familiari sono soprattutto pensioni e trasferimenti pubblici (34,8%, in netto peggioramento rispetto al 31,0% del 2017 ). Migliorano invece le condizioni dei minori delle famiglie la cui fonte principale di reddito è quella da lavoro autonomo (6,3%; era 9,9% nel 2017).

Come nel 2017, l’incidenza della deprivazione materiale e sociale specifica tra i minori di 16 anni diminuisce all’aumentare del numero di percettori di reddito in famiglia, passando nel 2021 da 21,1% nel caso di un solo percettore, a 9,1% nel caso di due o più percettori.

Il titolo di studio dei genitori gioca un ruolo importante nel determinare le condizioni di vita dei minori. Nel 2021 la deprivazione materiale e sociale specifica dei minori è pari a 3,0% se il titolo di studio (il più alto dei due) è superiore o uguale alla laurea, raggiungendo il 33,9% nel caso di titolo di studio inferiore o uguale alla licenza media. In quest’ultimo caso, in particolare, nel 2021 l’incidenza aumenta rispetto al 2017 di quasi cinque punti percentuali. È invece sostanzialmente stabile la situazione dei minori se il titolo di studio dei genitori è pari al diploma superiore (da 11,2% nel 2017 a 10,4% nel 2021).

Nel 2021, il 65% dei minori di 16 anni non presenta alcun segnale di deprivazione, il 15,2% ne presenta uno e il 6,3% ne mostra due. La quota di minori che non è in condizione di deprivazione materiale e sociale è l’86,5%.

Tra i minori in condizione di deprivazione (13,5% del totale dei minori di 16 anni), il 35,1% mostra tre segnali di deprivazione, il 16,9% quattro, l’11,8% ne presenta cinque e il 21,6% un numero che varia tra nove e 17 (ovvero il numero massimo dei segnali considerati).

Nel 2021, così come nel 2017, l’item di deprivazione osservato con maggior frequenza sia tra i minori deprivati sia sul totale dei minori è non potersi permettere per motivi economici di “sostituire mobili danneggiati con altri in buono stato” (pari rispettivamente a 88,6% dei minori deprivati e 23,0% del totale dei minori); segue non potersi permettere per motivi economici di trascorrere “almeno una settimana di vacanza all’anno lontano da casa” (81,3% e 16,9%, rispettivamente) e non potersi permettere, sempre per una mancata disponibilità economica, di svolgere regolarmente “attività di svago fuori casa a pagamento” (58,4% e 9,1%, rispettivamente).

Gli item di deprivazione legati all’alimentazione (non potersi permettere “frutta fresca e verdura una volta al giorno” e “carne o pesce, o un equivalente vegetariano, almeno una volta al giorno”), al possesso di “un’automobile” e di almeno “due paia di scarpe in buone condizioni” si confermano nel 2021 i segnali di deprivazione rilevati con minor frequenza sia nei minori di 16 anni deprivati sia nel totale dei bambini e dei ragazzi.

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Non si osservano differenze sostanziali nell’ordinamento degli item di deprivazione nelle diverse ripartizioni geografiche.

Si segnala invece che non potersi permettere di “invitare gli amici per giocare” è il quinto item più frequente (16,5%) tra i minori di famiglie straniere mentre per i coetanei di famiglie italiane è all’ottavo posto (2,0%). Viceversa per questi ultimi non potersi permettere “una connessione internet a casa” rappresenta il sesto item in ordine di frequenza quando per i coetanei di famiglie stranieri si trova all’undicesimo posto.

Deprivazione alimentare soprattutto per minori del Mezzogiorno e in famiglie monogenitore. Nel 2021 in Italia il 4,1% della popolazione vive in famiglie che hanno sperimentato difficoltà economiche tali da impedire l’acquisto del cibo necessario. Per i minori di 16 anni questa incidenza sale al 4,9%, con un picco nel Mezzogiorno (7,0%) e con valori sensibilmente più bassi nel Centro (1,3%).

Inoltre, nel 2021, il 2,5% dei minori di 16 anni non consuma almeno un pasto proteico al giorno perché la famiglia non può permetterselo.

L’incapacità da parte della famiglia di sostenere le spese per un pasto proteico al giorno oppure l’incapacità di affrontare le spese per comprare il cibo necessario delinea una condizione di deprivazione alimentare, che nel 2021 interessa il 5,9% dei minori di 16 anni.

Si registra una significativa differenza nelle ripartizioni geografiche: la quota di minori in una condizione di deprivazione alimentare è pari a 6,2% nel Nord, 2,5% nel Centro e 7,6% nel Mezzogiorno. Inoltre, si osservano differenze rispetto alla tipologia familiare del minore: le coppie con figli minori presentano una quota pari a 4,7%, mentre le famiglie monogenitore raggiungono il 7,7%.

Infine, la fascia di età 6-11 anni mostra il più alto tasso di deprivazione alimentare (6,3%), che per i bambini più piccoli (fino a 5 anni) e per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni si ferma invece a 5,7%.

Al di sotto della media europea il mancato accesso alle cure. Nel 2021, il 4,3% degli individui residenti nell’area Ue27 ha avuto almeno un’occasione di bisogno insoddisfatto di cure specialistiche, mentre per i minori di 16 anni questa quota si ferma a 2,5%. Nella classifica dei Paesi europei, l’Italia si colloca significativamente al di sotto della media europea (2% per il totale individui e 0,7% per i minori), insieme a Lussemburgo (1,7% per il totale individui e 0,3% per i minori), Paesi bassi (0,8% per il totale individui e 0,6% per i minori), Austria (0,7% per il totale individui e 0,1% per i minori) e Cipro (0,6% per il totale individui e 1,3% per i minori); mostrano invece la quota più elevata a livello totale la Grecia (10,5%) e l’Estonia (10,3%) e relativamente ai minori di 16 anni la Polonia (5,7%) e la Lettonia (4,8%).

Rispetto invece all’accesso alle cure dentistiche, nel 2021 hanno avuto almeno un’occasione di bisogno insoddisfatto il 4,6% del totale degli individui della Ue27, contro il 2,7% osservato per i minori di 16 anni. Rispetto alla media europea, l’Italia presenta un valore dimezzato (2,3%) per il totale degli individui e un valore che si ferma a 0,5% per i minori di 16 anni. Nel confronto tra i diversi Paesi europei, il più alto tasso di mancato accesso alle cure dentistiche si registra per Portogallo (11,5%) e Lettonia (10,6%) per il totale della popolazione e, con riferimento ai minori di 16 anni, per Lettonia (6,3%) e Slovenia (5,5%).

Se si considerano le motivazioni del mancato accesso alle cure specialistiche, in Italia nel 2021 il 46,8% del totale degli individui che non ha potuto accedervi ha riferito problemi di natura economica; per i minori di 16 anni di età la quota raggiunge il 53,9%. Nel caso delle cure dentistiche, infine, la percentuale di bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni che ha dovuto rinunciare per motivi economici è pari al 53,6% a fronte del 69,8% per il totale degli individui.

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