18 Luglio 2026
Europa

Meno giovani NEET in Europa, ma l’obiettivo 2030 è ancora lontano

Buone notizie, ma con riserva. I dati Eurostat sul 2025 mostrano un nuovo calo della quota di giovani europei tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono alcun percorso di formazione , i cosiddetti NEET, acronimo dell’inglese Neither in Employment nor in Education or Training. La percentuale si è attestata all’11,0%, in lieve discesa rispetto all’11,1% del 2024 e in netto miglioramento rispetto al 15,2% registrato nel 2015. Un progresso reale, ma ancora insufficiente per raggiungere l’obiettivo del 9% entro il 2030, fissato dal Pilastro europeo dei diritti sociali.

L’età fa la differenza.

Il fenomeno non si distribuisce in modo uniforme tra le fasce d’età. Tra i più giovani, quelli tra i 15 e i 19 anni, la quota NEET è relativamente contenuta: solo il 5,3%. Ma il dato cresce in modo significativo con l’avanzare dell’età: sale al 12,8% nella fascia 20-24 anni e arriva al 14,7% tra i 25 e i 29 anni. Una progressione che suggerisce come il vero nodo critico non sia la scuola dell’obbligo , ancora in grado di trattenere la grande maggioranza dei giovani , ma la transizione verso il mercato del lavoro, spesso accidentata e lunga.

Chi fa meglio e chi fa peggio.

Le differenze tra i Paesi membri restano marcate. I Paesi Bassi guidano la classifica virtuosa con un tasso NEET del 5,3%, seguiti dalla Svezia (5,9%) e dalla Slovenia (7,6%) , tutti già abbondantemente al di sotto del target europeo per il 2030. All’estremo opposto si trova la Romania, dove quasi un giovane su cinque , il 19,2% , non studia e non lavora. Seguono Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%).

L’Italia: progressi enormi, ma ancora sopra la media.

Nel decennio 2015-2025, ventitré dei ventisette Paesi dell’UE hanno registrato un miglioramento. Il calo più netto in assoluto spetta all’Italia, che ha ridotto il proprio tasso NEET di ben 12,4 punti percentuali , dal 25,7% al 13,3% , il risultato migliore in Europa in termini di riduzione. Seguono la Grecia, scesa di 10,5 punti (dal 24,1% al 13,6%), e la Croazia, che ha guadagnato 9 punti (dal 19,8% al 10,8%).

Nonostante questi progressi straordinari, l’Italia con il suo 13,3% rimane ancora al di sopra della media europea e lontana dall’obiettivo del 9%. Un segnale che, se la direzione di marcia è quella giusta, il traguardo del 2030 richiederà uno sforzo ulteriore e sostenuto.