Startup e innovazione certificata: cinque moduli per “dichiarare guerra” a Cina e USA con la biro
Nel grande teatro della “competitività europea”, mentre Cina e Stati Uniti corrono con il turbo acceso, qui in Italia si perfeziona l’arte tutta mediterranea della burocrazia.
Non quello che semplifica, sia chiaro. Quello che moltiplica se stesso come un coniglio amministrativo: Modello A, B, C, C1, D da compilare in triplice copia, firmato digitalmente, con marca da bollo emotiva inclusa.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, mentre il mondo corre, ha infatti aggiornato la modulistica per le startup innovative in seguito alla Legge 193/2024. Traduzione non ufficiale: “abbiamo riscritto le regole per capire chi può dirsi innovativo, perché l’innovazione, si sa, va certificata come un’autocertificazione dell’autocertificazione”.
E così, mentre si parla con enfasi solenne di sostegno alle startup, di ecosistemi dinamici, di futuro digitale e “competitività globale”, nella pratica si aggiunge un altro strato di carta sopra la montagna già esistente. Perché nulla dice “innovazione” come una sezione speciale del Registro Imprese aggiornata con cinque nuovi moduli obbligatori.
Nel frattempo, fuori da questa elegante architettura normativa, il mondo continua a correre: Stati Uniti e Cina si scontrano sul campo della leadership tecnologica come se fosse un match a ping-pong ad altissima velocità, mentre noi discutiamo se una startup sia abbastanza innovativa da essere qualcosa di poco più evoluto di un ortofrutta con il Wi-Fi.
Il paradosso è quasi poetico: si invoca la rivoluzione digitale, ma la soglia d’ingresso sembra un concorso pubblico travestito da laboratorio di innovazione. Prima di costruire il futuro, bisogna dimostrare, con adeguata modulistica aggiornata, di meritare il diritto di provarci.
E così la domanda non è più “cosa possiamo creare?”, ma “quale modulo bisogna compilare per poter dire che si sta creando qualcosa?”.
Nel frattempo, la competitività resta lì, citata nei convegni e nei bandi paraculi a fondo perduto, mentre aspetta pazientemente che qualcuno le firmi l’ennesimo allegato.
foto Ministero delle Imprese e del Made in Italy
