7 Ottobre 2026
Sardegna

Medio Oriente, l’altra guerra che preoccupa le imprese italiane: l’energia e l’ideologia europea

La crisi in Medio Oriente non è solo una tragedia umanitaria e geopolitica. Per milioni di imprese italiane del terziario, bar, ristoranti, alberghi, negozi, supermercati, è anche una minaccia concreta e immediata sui costi di gestione. A dirlo è Confcommercio, che ha elaborato un’analisi sull’impatto del conflitto nella regione del Golfo sui mercati energetici e sulla competitività delle imprese italiane.

I numeri di partenza sono già pesanti, ancora prima di qualsiasi ulteriore escalation. Rispetto al 2019, l’ultimo anno normale prima della pandemia e della crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, le imprese del terziario pagano oggi l’energia elettrica il 28,8% in più e il gas addirittura il 70,4% in più. Una zavorra che molte realtà produttive portano da anni, spesso senza riuscire a scaricarla sui prezzi finali senza perdere clienti.

Lo scenario peggiore: il blocco dello Stretto di Hormuz innesca una nuova fiammata sui mercati internazionali.

Il punto critico che Confcommercio tiene sotto osservazione è lo Stretto di Hormuz, il corridoio marino attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Un deterioramento delle tensioni nell’area del Golfo, con possibili restrizioni o blocchi ai flussi energetici, innescherebbe una nuova fiammata sui mercati internazionali.

L’associazione ha elaborato due scenari. In quello prudenziale, le bollette aumenterebbero in media del 4,3% per l’elettricità e del 3% per il gas, un aggravio sensibile ma gestibile. Nello scenario più critico, però, i rincari potrebbero superare il 13% per l’elettricità e toccare il 43% per il gas. Percentuali che, tradotte in euro concreti, assumono un peso devastante per le categorie più esposte.

Per un albergo, nell’ipotesi peggiore, la spesa mensile crescerebbe di 900 euro per la sola elettricità e di altri 1.000 euro per il gas: quasi 2.000 euro in più ogni mese, solo di bollette. Per i grandi supermercati l’incremento sarebbe di 700 euro per la luce e 400 per il gas. Bar, ristoranti e negozi, alimentari e non, si troverebbero ad affrontare aumenti compresi tra 100 e 300 euro mensili per l’elettricità e tra 200 e 500 euro per il gas. Cifre che per molte piccole attività potrebbero significare la differenza tra restare aperti e chiudere.

Confcommercio chiede interventi immediati.

Di fronte a questo scenario, la confederazione delle imprese del commercio e dei servizi chiede al governo misure rapide e concrete, senza attendere che la crisi si aggravi ulteriormente. Le priorità indicate sono tre.

La prima è rendere pienamente operativo il decreto bollette, dando seguito alle misure già previste senza ritardi burocratici. La seconda è favorire i meccanismi di aggregazione della domanda energetica, per consentire anche alle micro e piccole imprese, che da sole non hanno potere contrattuale, di accedere a contratti di lungo periodo per l’energia da fonti rinnovabili, finora appannaggio quasi esclusivo delle grandi aziende. La terza è semplificare le procedure per gli investimenti in efficienza energetica e per l’installazione di fonti rinnovabili distribuite, riducendo la burocrazia che ancora rallenta la transizione energetica delle imprese più piccole.

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli è diretto: “Di fronte all’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente è prioritario evitare al nostro sistema imprenditoriale un nuovo shock energetico. In particolare alle micro, piccole e medie imprese che sono le più esposte alla volatilità dei prezzi. Servono misure rapide per contenere i costi dell’energia, a partire, subito, dall’ulteriore riduzione degli oneri generali di sistema”.