12 Ottobre 2026
Europa

Medio Oriente in fiamme, Gazprom: “Conseguenze enormi e durature”

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente stanno scuotendo i mercati globali con una violenza senza precedenti. A fotografare la situazione è Alexey Miller, amministratore delegato di Gazprom, che in un’intervista alla TASS non usa mezzi termini: “I recenti eventi straordinari che hanno colpito gli impianti energetici in Medio Oriente stanno producendo conseguenze di scala incredibile e impatto di lungo termine”.

La metafora scelta dal numero uno del colosso russo del gas è eloquente: “La situazione sui mercati energetici internazionali e la sua evoluzione futura si possono descrivere così: solo gli orsi riposano, mentre i tori lavorano sodo”, chiara allusione al mercato finanziario americano. Un’immagine da manuale della finanza, infatti, usata per dire che il mercato è saldamente in mano ai rialzisti, e che la corsa dei prezzi è tutt’altro che finita.

I numeri di una giornata storica.

I mercati hanno già risposto con brutalità. All’apertura delle contrattazioni sull’ICE di Londra nella giornata di giovedì, il prezzo del gas ha sfondato la soglia degli 850 dollari per mille metri cubi, un livello che non si vedeva dal dicembre 2022. Il rialzo dall’inizio della sessione ha superato il 30%, mentre in Europa le quotazioni sono balzate di quasi 200 dollari rispetto alla chiusura del giorno precedente. Cifre che evocano gli scenari più bui della crisi energetica seguita all’invasione dell’Ucraina.

Il fronte mediorientale: tre colpi al cuore dell’energia globale.

A innescare il panico è una sequenza di attacchi che ha preso di mira alcuni degli snodi più critici della filiera energetica mondiale. QatarEnergy, la compagnia statale di Doha, ha denunciato danni significativi al proprio impianto di Ras Laffan, dove ha sede uno dei più grandi stabilimenti di GNL del pianeta. Le autorità emiratine, ancora, hanno confermato la sospensione temporanea delle attività presso Habshan, il più grande complesso di trattamento del gas naturale di Abu Dhabi, colpito da un attacco missilistico iraniano. Mercoledì, infine, il governatore del distretto di Assalluyeh, nella provincia di Bushehr, ha riferito che un’operazione israeliana e statunitense ha provocato un incendio in diversi impianti del giacimento di South Pars. In risposta, le Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) hanno annunciato l’intenzione di colpire a breve infrastrutture petrolifere e gasiere in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Se le minacce dell’IRGC dovessero concretizzarsi, il sistema energetico globale si troverebbe ad affrontare una pressione difficilmente gestibile. L’Europa, che ha faticosamente ridotto la propria dipendenza dal gas russo puntando sul GNL del Golfo, rischia di vedersi tagliare proprio quella via di fuga. I mercati, evidentemente, ci hanno già scommesso.

foto Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay.com