Max Calderan. Alla scoperta dell’Atlantide delle Sabbie

“Nessun uomo può vivere questa vita e rimanere uguale. Porterà con sé, per quanto debole, la traccia del deserto…e avrà dentro di sé la brama del ritorno…perché questa spietata terra può incantarti come nessun clima mite può fare”. L’intrepido esploratore britannico Wilfred Thesiger scrisse queste parole sessant’anni fa, riflettendo sul suo viaggio nel più vasto deserto di sabbia sulla Terra – Il Quarto vuoto, conosciuto in arabico come Rub’ al Khali, Empty Quarter in inglese.

L’esploratore desertico Max Calderan conosce intimamente questa sensazione. Dall’età di sette anni, quando per la prima volta ha visto una fotografia del Quarto vuoto, ha sognato di diventare la prima persona ad attraversare il deserto in tutta la sua lunghezza, dall’ovest all’est, a piedi. Da quel momento tutta la vita di Max è diventata una preparazione per la realizzazione di questo sogno che sembra impossibile. In età adulta si è trasferito nella penisola araba per essere più vicino a questo deserto che lo richiama accentandone il messaggio di pace e fede nella divinità della natura.

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Da questa passione nasce il progetto “Into the lost desert – Nel deserto perduto”, che vedrà, a partire dal 15 gennaio, una troupe dell’Empty Quarter Studios, seguire l’impresa di Max Calderan nel suo viaggio nel deserto. Questo speciale documentario registrerà il suo tentativo di tagliare trasversalmente quest’ultima frontiera terrena e inviterà il pubblico internazionale a scoprire, insieme a lui, uno degli ultimi angoli sconosciuti del nostro pianeta. Diversi celebri esploratori hanno attraversato piccole parti del deserto con cammelli o con fuoristrada, ma nessuno lo ha mai percorso, da solo, per 1200 chilometri.

Max Calderan Il Quarto vuoto è una frontiera piena di pericoli e misteri. È il più grande deserto di sabbia del mondo. Ricopre la parte più meridionale della Penisola araba. Dune instabili, alte fino a 300 metri e accecanti tempeste di sabbia rendono la navigazione nel deserto quasi impossibile. Serpenti velenosi, ragni, scorpioni, caldo torrido e la scarsità di pioggia lo caratterizzano come il clima più proibitivo della Terra. Persino gli uccelli migratori evitano questa parte del mondo. Per questa ragione, in un’epoca dove praticamente ogni angolo della Terra è stato meticolosamente esplorato, questo deserto rimane ancora ignoto.

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Max Calderan è un’anomalia fisiologica. I test del DNA hanno rivelato che ha livelli estremamente bassi di cortisolo, indicando che il suo corpo può tollerare livelli estremi di stress meglio dell’uomo medio. Ha confuso i dottori attraversando le più insidiose sabbie del mondo, completamente da solo, sopravvivendo in condizioni che vanno oltre i limiti umani. Nel 2014 Al Jazeera ha prodotto il documentario “The Son of Desert – Figlio del Deserto” sulle sue imprese.

Al Madhi, come lo chiamano i beduini, detiene oggi tredici record mondiali di esplorazione desertica, tra i quali spicca l’attraversamento per 90 ore consecutive senza fermarsi in Oman lungo la linea del Tropico del Cancro e i 360 chilometri in 75 ore in Arabia Saudita.

Max CalderanLa tradizione islamica afferma che il Quarto vuoto contiene le rovine di una grande civiltà persa – l’Atlantide delle Sabbie. Il sacro Corano cita una città chiamata “Iram delle Colonne”. Secondo la leggenda essa venne distrutta da un enorme disastro naturale come punizione da parte di Allah ed è ancora oggi sepolta sotto la sabbia del deserto. Un secolo fa, la febbre di avventura, ossessionò lo stesso T.E. Lawrence ad indagare su questa leggenda, senza successo. Durante la seconda guerra mondiale, un pilota della Royal Air Force, volando fuori rotta raccontò di aver visto delle antiche rovine nel Quarto vuoto.

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Alla fine del 19esimo secolo, i cittadini di Riyadh raccontarono di aver visto grandi palle di fuoco nel cielo, in direzione del Quarto vuoto. Ma che cosa erano e dove sono finite? La risposta potrebbe trovarsi nei crateri di Wabar, dove un primo esploratore, St. John ‘Sheikh Adbullah’ Philby si è imbattuto in grandi rocce nere, credute da lui di essere di origine vulcanica. Test eseguiti in seguito hanno confermato che le rocce erano meteoriti, i quali hanno una lunga storia sacra nelle culture arabe ed islamiche. Nella sua traversata nell’immacolato deserto, Max Calderan, forse scoprirà nuovi meteoriti, che potrebbero ispirare delle riflessioni sulla nostra relazione con il cosmo e la ricca eredità degli astronomi arabi.

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