Incarichi fiduciari e consulenze, milioni di euro in Sardegna per le nomine discrezionali.
Un elenco ufficiale pubblicato dalla Regione Sardegna nell’ambito degli obblighi di trasparenza, cinque pagine dense di nomi, incarichi e cifre rilevanti. Ma oltre ai numeri — che in diversi casi superano il mezzo milione di euro per singolo contratto — a emergere è soprattutto la natura degli affidamenti: incarichi conferiti “di natura discrezionale”, dunque legati direttamente alla scelta politica.
Importi elevati e durata pluriennale.
Il documento riporta consulenze, incarichi fiduciari e posizioni negli uffici di gabinetto che arrivano fino al febbraio 2029. Molti contratti prevedono importi complessivi compresi tra 550 e 614 mila euro, mentre altre figure — addetti agli assessorati, segretari particolari o collaboratori — oscillano tra i 170 e i 230 mila euro.
Importi che, sommati, disegnano una spesa complessiva milionaria per figure di fiducia scelte dalla governance politica regionale.
Ma più dei numeri, a far discutere è la composizione dei nominativi presenti nell’elenco. Tra le figure incaricate si ritrovano, secondo quanto emerge dagli incroci politici, ex dipendenti di gruppi consiliari del Partito Democratico, componenti dell’ex ufficio di gabinetto dell’assessora al Lavoro Alessandra Zedda (Forza Italia), ex consiglieri comunali del PD a Cagliari, ex consiglieri regionali e anche professori universitari che hanno preso parte alla campagna elettorale della presidente Alessandra Todde con proprie liste civiche.
Un mosaico che alimenta il sospetto di una distribuzione delle nomine secondo logiche di equilibrio politico più che esclusivamente tecnico-professionale.
Tutti specialisti?
Il tema diventa ancora più delicato alla luce delle deleghe assegnate: una parte consistente delle consulenze riguarda infatti ambiti come lavoro, programmazione, sanità e gestione amministrativa. Da qui la domanda che circola nel dibattito pubblico: sono davvero tutti specialisti nelle materie per cui sono stati chiamati?
La questione non riguarda la legittimità formale degli incarichi — prevista dalle norme regionali — ma il criterio sostanziale con cui vengono attribuiti. Il confine tra fiducia politica e competenza tecnica torna così al centro dello scontro tra maggioranza e opposizione.
Il peso delle scelte fino al 2029.
Altro elemento che contribuisce alla polemica è la durata dei contratti. Molti incarichi, infatti, si estendono fino al 2029, legando la spesa pubblica a decisioni prese oggi e destinate a produrre effetti per l’intera legislatura e oltre.
In un contesto segnato da richieste di rigore nei conti e di efficienza amministrativa, la prospettiva di mantenere queste figure per anni alimenta le critiche: una scelta che, secondo i detrattori, rischia di consolidare una struttura politico-amministrativa difficilmente reversibile.
La pubblicazione dell’elenco risponde agli obblighi di legge sulla trasparenza, ma non placa il confronto politico. Il punto centrale resta lo stesso. Questa è una politica della quale non ci si può fidare.
Nel frattempo i numeri parlano chiaro: milioni di euro impegnati, nomine discrezionali e incarichi che accompagneranno l’amministrazione fino al 2029. E mentre la politica rivendica il diritto di scegliere i propri collaboratori, cresce la domanda pubblica su criteri, competenze e opportunità di una spesa che, inevitabilmente, grava sulle casse regionali.
Minchia che “cambio di passo”…
