Sardegna, “la grande svolta”: la biblioteca regionale cambia nome mentre l’isola aspetta risposte.
Dopo due anni di legislatura, finalmente una svolta. Non su sanità, trasporti o lavoro (ci mancherebbe altro), ma su qualcosa che evidentemente non poteva più attendere: l’intitolazione della biblioteca regionale a Grazia Deledda. La commissione Cultura del Consiglio regionale ha infatti dato il via libera unanime alla proposta, celebrando il valore simbolico dell’iniziativa e il centenario del Nobel della scrittrice nuorese. Quando il Consiglio regionale si occuperà di temi più sensibili?
Un atto che, sia chiaro, nessuno mette in discussione sul piano culturale. Ma che arriva in un momento in cui la Sardegna continua a fare i conti con emergenze ben più concrete: servizi pubblici in affanno, territori interni in difficoltà, giovani che lasciano l’isola e un sistema economico che fatica a trovare una direzione.
Eppure, tra le priorità del Consiglio regionale — sessanta onorevoli chiamati a guidare una delle regioni più complesse del Paese — trova spazio l’ennesimo provvedimento simbolico: targhe, intitolazioni, regolamenti di funzionamento e nuove disposizioni amministrative. Un’agenda che, vista da fuori, non può che risultare scollegata dalla quotidianità dei cittadini.
La delibera, illustrata dall’assessora della Cultura, Ilaria Portas, comprende anche ulteriori interventi: aggiornamenti sulla gestione della biblioteca, compiti di soprintendenza bibliografica, attività legate al deposito legale e nuove modalità per l’utilizzo degli spazi della sala conferenze. Tutto utile, certamente. Ma viene da chiedersi se questa non sia la cifra o, meglio, il risultato più visibile di una maggioranza che governa ormai da due anni e che ha recentemente deciso di spingere sul fronte della contrapposizione politica con il Governo nazionale per “i soliti alibi”.
