23 Ottobre 2026
Europa

Gioco d’azzardo online: nel mirino la pubblicità su Meta.

Pubblicità mirate sui social, operatori privi di licenza, evasione fiscale e scarsa tutela dei minori: sono questi gli elementi al centro dell’interrogazione presentata dagli eurodeputati Yvan Verougstraete e Sandro Gozi (Renew) alla Commissione europea sulle attività delle piattaforme digitali – Meta in primis – nel settore del gioco d’azzardo online.

Secondo i deputati, numerosi siti di scommesse operano all’interno dell’UE senza autorizzazione e senza rispettare gli standard richiesti agli operatori regolamentati in materia di trasparenza, equità e lotta alla dipendenza. Un fenomeno che, oltre a danneggiare la concorrenza, espone i consumatori – soprattutto i minori – a rischi significativi.

La pubblicità di questi operatori, sostengono gli eurodeputati, viene spesso diffusa attraverso annunci mirati sui social media, aggirando i sistemi di controllo. Il caso di Meta viene indicato come esempio emblematico, nonostante la piattaforma sia soggetta agli obblighi più stringenti introdotti dal Digital Services Act (DSA) in tema di moderazione dei contenuti illegali e tutela degli utenti vulnerabili.

L’interrogazione chiede a Bruxelles, innanzitutto, se tali pratiche possano costituire una violazione del DSA, che impone alle piattaforme molto grandi obblighi rafforzati di vigilanza per contenuti potenzialmente dannosi o illegali.

In caso di accertata infrazione, Verougstraete e Gozi chiedono quali misure la Commissione intenda adottare per interrompere la pubblicità dei siti di gioco d’azzardo vietati, incluse eventuali azioni dirette nei confronti delle piattaforme digitali che ne consentono la promozione.

Un terzo quesito riguarda invece l’attuazione del regime sanzionatorio del DSA: gli eurodeputati chiedono come l’UE garantirà una piena applicazione delle sanzioni previste, anche nei confronti di piattaforme di dimensioni molto grandi come Meta, nel caso in cui non rispettino le norme sulla pubblicità di contenuti illegali.

La questione tocca un nervo scoperto (l’ennesimo) dell’Unione, impegnata da un lato a regolamentare le piattaforme digitali e dall’altro a garantire che le nuove norme – considerate autoreferenzialmente come le più avanzate al mondo – vengano applicate in modo effettivo.

foto stevepb/Pixabay.com