Fondi per chi torna, sbarrate per chi resta: il paradosso del piano “In Domo” e l’ennesimo schiaffo ai giovani sardi
Un budget da 5 milioni di euro approvato nell’ultima variazione di bilancio per incentivare il rientro degli emigrati con il programma “In Domo”. Sulla carta, una misura ambiziosa per contrastare lo spopolamento e richiamare i talenti in Sardegna. Nella realtà, l’ennesima occasione per la Giunta regionale di provare a uscire “dalla serie di brutte figure” rimediate nel corso della discussione dell’ultima variazione di bilancio (come suggerirebbe anche l’ansiogena comunicazione istituzionale della Regione Sardegna che, da due giorni, non smette di pubblicare note di ogni singolo esponente dell’Esecutivo regionale, con tanto di foto, con il risultato di produrre, oltre la solita retorica, una “galleria Panini” poco entusiasmante).


Mentre dalla Regione si aprono i cordoni della borsa per chi ha maturato la propria esperienza fuori, ci si interroga , non senza un pizzico di rassegnazione, su quale sarà il testo finale del bando. L’attesa è già condizionata dal solito timore: l’inserimento delle classiche clausole escludenti che rischiano di trasformare l’iniziativa nell’ennesima occasione mancata per la collettività (Scenari docet!).
Il sotegno per chi rientra, l’oblio per chi resta.
Il vero nodo critico risiede però nel palese squilibrio di attenzione. Se da un lato si promuove il rientro dei sardi con la promessa di aiuti all’imprenditoria, dall’altro si congelano le opportunità per chi in Sardegna ha deciso di rimanere e battersi ogni giorno. I bandi per lo spopolamento sulla piattaforma RESTART continuano a non essere pubblicati, lasciando nel limbo intere comunità e giovani residenti nei piccoli comuni sardi.
Non solo: l’impostazione generale dei finanziamenti regionali continua a premiare scenari pensati quasi esclusivamente per chi dispone già di ingenti risorse proprie o di solide garanzie bancarie. Chi non ha un capitale alle spalle resta tagliato fuori e a poco può servire la narrazione “sul sostegno regionale” della Governatrice.
Una domanda che resta senza risposta.
Viene da chiedersi quale sia la reale colpa dei giovani sardi. Cosa avranno mai fatto di male alle istituzioni regionali. Restare nell’Isola, contro ogni nota istituzionale, rappresenta sempre più una discriminante negativa, mentre la politica continua a preferire risposte parziali a una visione strutturale capace di valorizzare, in egual misura, chi torna e chi non se n’è mai andato.
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