Sardegna, la maggioranza dei “casti e puri” dopo essere stata “cassata” ritira l’emendamento per aumentare gli stipendi allo staff
C’è una vecchia regola della politica regionale che recita più o meno così: quando un provvedimento imbarazzante viene ritirato in tutta fretta, la domanda giusta non è “perché lo hanno tolto”, ma “chi lo aveva messo lì e sperava che nessuno se ne accorgesse”. In Consiglio regionale in Sardegna la risposta, questa volta, la maggioranza l’ha data da sola, con un’autodenuncia in piena regola.
Il sub emendamento 2763, agganciato al più ampio emendamento 2656, prevedeva un aumento dei compensi per il personale di staff della Giunta. Una “manina” – di quelle che in politica non hanno mai un nome, ma sempre un indirizzo preciso – lo aveva infilato nel testo con la discrezione di chi conosce bene i meccanismi dell’Aula. Peccato che qualcuno se ne sia accorto,facendo saltare il banco dalle parti del “lurido” campo largo regionale.
Risultato: ritiro immediato, imbarazzo generale, e la solita assenza di coerenza da parte di chi, fino a un attimo prima, aveva votato (o si accingeva a votare) esattamente quel provvedimento.
Una figuraccia trasversale a tutti i partiti della maggioranza, ma che pesa in modo particolare sul Movimento 5 Stelle, storicamente costruito attorno alla retorica dell’onestà, della trasparenza e della lotta ai privilegi della casta.
Vedersi scoperti con le mani nella marmellata proprio su un aumento di stipendio per lo staff, mentre si professa vicinanza ai problemi reali dei sardi, è un cortocircuito che difficilmente passerà inosservato.
E infatti non è stato ignorato: anche un’opposizione (per niente brillante) ha potuto permettersi, questa volta, il lusso di occupare il terreno dell’etica e della coerenza, attaccando a ragione i “paraculi del centrosinistra”. Buoni a parlare di valori, meno sul binario della coerenza.
Una figuraccia, nonostante il ritiro del sub emendamento, seguita dalla decisione della maggioranza di bocciare l’emendamento correttivo presentato da Fausto Piga (Fratelli d’Italia), che chiedeva l’abolizione della legge sugli staff approvata nella scorsa legislatura, la famigerata legge 10 del 2021, meglio nota come “legge poltronificio”. Un voto che il relatore di minoranza Fausto Piga ha sintetizzato con una battuta tanto amara quanto efficace: “Hanno salvato il poltronificio”.
Resta da capire con quale credibilità la presidente Alessandra Todde e il suo apparato di comunicazione istituzionale continueranno a raccontare questi passaggi d’Aula come “giorni di discussione, confronto e voto” dedicati “alle scelte che accompagneranno la Sardegna nei prossimi anni”. Perché tra una manina scomparsa e un poltronificio salvato, la faccia, dopo due anni e mezzo di nulla e “fuffa nel nome della continuità con il passato” è ormai persa.
