Finanziaria regionale, l’altolà della Ragioneria dello Stato: “Contributi senza criteri, rischio incostituzionalità”.
Gli oltre 180 miloni di euro di regali a parrocchie, associazioni e groupies di partito (ovviamente di tutti quelli presenti nell’Aula del Consiglio regionale) , buttati letteralmente nel cesso con l’ultima manovra finanziaria 2025 (la prima del Governo dei migliori di “Ale Todde e soci”) sono finiti nel mirino della Ragioneria generale dello Stato.
Assegnamenti diretti, e senza la minima trasparenza, per rifare parchi auto, murales e finanziare le immancabili (quanto poco identitarie) sagre di paese nell’Isola. Un’anomalia che, secondo l’organo tecnico del ministero dell’Economia, potrebbe violare il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
La segnalazione è contenuta in un documento trasmesso agli uffici legislativi del MEF durante l’esame della legge regionale di stabilità approvata – con ritardo – dal Consiglio regionale sardo lo scorso aprile. Si andrà verso il ricorso del Governo davanti alla Corte costituzionale? Non è dato saperlo ma, di fatto, la prassi non è nuova e non morira certo con la “maggioranza dei migliori e puri” oggi al potere nell’Isola.
Secondo la Ragioneria, le numerose disposizioni che attribuiscono fondi a enti e soggetti di diversa natura sono state approvate “senza specificare i criteri ispiratori delle scelte effettuate, né le modalità di attuazione, né il ricorso a procedure pubbliche”. Una prassi che, secondo la Corte costituzionale in una sentenza del 2009, rappresenta un possibile escamotage per aggirare i principi di uguaglianza e imparzialità.
La decisione finale sull’eventuale impugnativa spetta ora al Consiglio dei ministri, che ha due mesi di tempo dalla pubblicazione della legge sul Buras (avvenuta a inizio maggio). Di prassi, è il ministero degli Affari regionali a proporre il ricorso, sulla base dei pareri raccolti all’interno dell’esecutivo.
