ERSU, protesta degli studenti: “Noi non paghiamo la crisi”

Oggi un gruppo di studenti aderente a un movimento studentesco indipendente, ha manifestato sotto il palazzo dell’ERSU Cagliari per chiedere all’ente per il diritto allo studio di rimborsare il pernottamento degli ultimi 3 mesi.

Per Alessandro Castangia, uno dei partecipanti alla manifestazione “durante l’emergenza Covid-19 siamo stati impossibilitati a ritornare nel nostro alloggio per le disposizioni dell’ente. E’ dovere dell’ente rimborsarci per i mesi in cui non abbiamo potuto usufruire dell’alloggio ed è legittimo da parte nostra pretendere i rimborsi. Vogliamo anche che l’ERSU comunichi con noi e ci fornisca risposte chiare attraverso i propri canali ufficiali”. Più diretto il commento di un altro manifestante “Noi non paghiamo la crisi”.

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Richieste che non corrisponderebbero alla situazione reale per il membro del Consiglio d’Amministrazione dell’ERSU Cagliari, Gianluigi Piras: “Non è corretto riportare che gli studenti non sono potuti tornare negli alloggi per le disposizioni impartite dall’ente. L’ERSU Cagliari, prima del lockdown di marzo, aveva comunicato a tutti gli ospiti delle case di decidere se restare o tornare presso i paesi di residenza. Diversi studenti hanno deciso di restare, mentre altri hanno deciso di tornare nelle rispettive case”.

Gianluigi Piras“Una volta andati via – ha proseguito Piras – non sono potuti più tornare, non per le disposizioni dell’ente ma per le norme contenute nel DPCM che ha prescritto la limitazione degli spostamenti interni ai comuni e tra comuni solo per comprovate ragioni lavorative o di salute”.

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In merito ai rimborsi richiesti dagli studenti il consigliere del Cda ha voluto puntualizzare la posizione dell’ERSU: “In teoria spetterebbe il rimborso solo dal mese di maggio, ovvero dal momento in cui l’ente ha disposto la sospensione del rientro nelle strutture in attesa delle nuove norme anticovid-19, mentre per i mesi di marzo e aprile, durante i quali gli studenti hanno liberamente scelto di andare via dalle case dello studente, non dovrebbe essere previsto alcun rimborso”.

“Tuttavia, l’ente sta studiando dei meccanismi che consentano agli studenti di avere comunque gli indennizzi per i mesi di marzo e aprile”, ha concluso Gianluigi Piras.

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