Ersu commissariato, Reset UniCa: “La politica pensa solo a far sopravvivere la burocrazia e alle beghe partitiche”.

E’ impietoso il bilancio degli ultimi 12 mesi degli studenti universitari della lista “Reset UniCa” in merito al commissariamento dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario di Cagliari: “Si sta impedendo che si concretizzi la scelta democratica della compagine studentesca – ha ricordato oggi Francesco Stochino, rappresentante degli studenti universitari di Reset UniCa -. È passato un anno da quando si sono svolte le elezioni universitarie di studenti e docenti, che hanno scelto due persone per rappresentare le loro istanze all’interno dell’ERSU, ma nonostante questo il Consiglio Regionale non ci ha ancora concesso di insediarci nel Consiglio d’Amministrazione”.

Commissariamento che va di pari passo con i ‘soliti’ disservizi subiti dalla popolazione studentesca: “Abbiamo denunciato a più riprese la precarietà delle strutture delle Case dello Studente, spesso soggette a crolli o allagamenti – prosegue Stochino -, così come l’insufficienza dei posti nelle mense che causa file interminabili, particolarmente disagevoli durante le giornate di pioggia. Ancora, la totale assenza di strumenti per sopperire alle linee internet scadenti nei paesi dell’entroterra e le scelte discutibili in merito alle strategie per affrontare la pandemia”.

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Tra le ultime criticità anche la decisione dell’Ersu Cagliari di ridurre l’ammontare erogato nella prima tranche della borsa di studio, come segnalato ieri dal consigliere regionale del Partito Democratico, Roberto Deriu.

“L’ultimo di questi problemi — continua il rappresentante degli studenti — sta emergendo in questi giorni: gli iscritti al primo anno riceveranno solo il 35% della borsa di studio anziché il 50% come è sempre avvenuto. Ci stanno arrivando numerose segnalazioni da parte dei fuorisede che si troveranno in difficoltà a pagare l’affitto, il materiale didattico o gli strumenti per i tirocini e i laboratori. Non è pensabile che in nome del risparmio si provochi l’esodo degli studenti meritevoli privi di mezzi, che rischiano di sentirsi costretti ad abbandonare gli studi e a non iscriversi l’anno prossimo”.

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