Erasmus per tutti, non solo per ricchi e universitari: Euromò lancia la campagna per la mobilità universale
Da simbolo dell’integrazione europea a privilegio per pochi. È questa la diagnosi con cui il Movimento per l’Europa Unica , Euromò , lancia la sua campagna per un Erasmus Universale, rivendicando una riforma radicale del programma di mobilità che da oltre trent’anni è considerato il fiore all’occhiello dell’Unione europea.
“Non possiamo più tacere di fronte a un’Europa che fa retorica sui giovani ma esclude la maggioranza dei suoi cittadini”, dichiara Rocco Tiso, portavoce nazionale di Euromò. La denuncia è diretta: l’Erasmus+ coprirebbe oggi solo una frazione minima dei costi reali, scaricando il peso economico sulle famiglie e di fatto riservando la mobilità internazionale a chi può permettersela.
Tre categorie dimenticate da Bruxelles.
La proposta di Euromò si articola intorno a tre categorie che il programma attuale ignorerebbe sistematicamente. La prima riguarda i lavoratori dipendenti e autonomi, ai quali dovrebbe essere riconosciuto il diritto di riqualificarsi e formarsi all’estero attraverso tutele specifiche e congedi retribuiti. La seconda riguarda i cittadini della terza età, per favorire l’invecchiamento attivo, lo scambio intergenerazionale di competenze e l’inclusione sociale in un continente che invecchia rapidamente. La terza, forse la più urgente, riguarda gli studenti meno abbienti: Euromò chiede la copertura totale , 100% , dei costi della vita per chi partecipa al programma, e la creazione di studentati pubblici europei per sottrarre i giovani alla speculazione immobiliare.
Una sfida al Parlamento europeo.
Il tono della campagna non è solo propositivo: è anche apertamente polemico nei confronti delle istituzioni comunitarie. “Se i rappresentanti del Parlamento europeo continueranno a difendere scelte antisociali ed escludenti”, avverte Tiso, “diventerà sempre più difficile giustificare ai cittadini l’utilità di questa Unione”. Un monito che si inserisce nel dibattito più ampio sul crescente distacco tra Bruxelles e i cittadini europei, e che richiama esplicitamente lo spirito federalista del Manifesto di Ventotene , tradito, secondo il movimento, da un’Europa che predica l’integrazione ma la riserva a chi ha già le risorse per viverla.
