Emissioni in agricoltura, ecco Sense il progetto per ridurle.

Nel 2019, le emissioni di gas serra nell’UE a 28 Paesi (ora scesa a 27 con la ‘dipartita del Regno Unito) risultanti dalle attività agricole è stata pari al 10,55%, secondo i dati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico).

Combinando l’acquisizione di dati mediante sensori in campo e tecnologie High Performance Computing (strumenti di analisi con capacità di elaborazione dati ed esecuzione di calcoli complessi ad altissima velocità), il progetto Sense, si prefigge di validare un’applicazione per dare la possibilità agli agricoltori di monitorare autonomamente le previsioni di emissioni GHG – i gas capaci di intrappolare il calore nell’atmosfera, dando vita al fenomeno effetto serra -, fornendo quindi uno strumento valido per centrare l’obiettivo zero emissioni di gas serra.

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Il CREA, con il suo Centro Agricoltura e Ambiente, è partner del progetto europeo Sense “Sinergie nei sistemi integrati: migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse mitigando le emissioni di GHG attraverso decisioni informate sulla circolarità”.

Nei casi di studio selezionati nei sette Paesi coinvolti dalla ricerca, verranno confrontati scenari di gestione relativi ai flussi di carbonio, nutrienti, acqua e biomasse, valutando, quindi, il loro potenziale di mitigazione delle GHG e di resilienza rispetto al cambiamento climatico, attraverso un sistema digitale di monitoraggio, segnalazione e verifica, (MVR), sviluppato dalla James Hutton Institute.

Gli agricoltori, spiegano dal CREA, saranno coinvolti in ogni attività, anche grazie alla condivisione di strumenti come indicatori di circolarità (relativi al riciclo dei nutrienti, degli scarti e all’autosufficienza per l’alimentazione degli animali) e di funzionamento ecologico (aspetti di funzionalità del suolo come la biomassa microbica e l’attività enzimatica, e di qualità del pascolo, come la biodiversità, la presenza di specie leguminose o specie appetibili per gli animali), a livello di azienda agricola. Per l’Italia il caso di studio è rappresentato dall’azienda zootecnica biologica e biodinamica Agricola Boccea, situata nell’area periurbana di Roma, con il suo sistema integrato in cui l’uliveto dell’azienda viene utilizzato anche come pascolo per tre razze di bovini da carne.

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Nello specifico, il CREA si occuperà di valutare nei casi di studio del consorzio del progetto l’evoluzione degli indicatori di funzionamento ecologico, prima e dopo l’implementazione di misure di circolarità. L’andamento di tale evoluzione indicherà le migliori strategie da adottare per migliorare la circolarità dei flussi, in relazione allo stoccaggio del C, al ciclo dei nutrienti e alla mitigazione delle emissioni GHG.

Foto di lumix2004 da Pixabay