Cambiamento demografico: i nuovi strumenti ‘ideati’ dalla Commissione UE.

L’Europa prova a correre ai ripari per la gestione del cambiamento demografico. E’ di oggi, infatti, la nuova comunicazione della Commissione Ue contenente i nuovi strumenti politici per gli Stati membri. Un provvedimento che delinea una gamma di strumenti (compresi strumenti normativi, quadri politici e finanziamenti) da combinare con le politiche nazionali e regionali per responsabilizzaregli Stati membri verso le sfide del cambiamento demografico.

Sfide, come nel caso italiano, difficili da affrontare alla luce dei numerosi interessi particolaristici, alla base della sussistenza del sistema partitico italiano, che continuano a ‘distrarre’ la spesa pubblica dai problemi reali del Paese.

Strumenti demografici, si legge nella nota della Commissione Ue, che “si basano su esperienze e definiscono un approccio globale al cambiamento demografico strutturato attorno a quattro pilastri”, a partire dal sostegno alle famiglie per le quali va garantito il servizio di assistenza all’infanzia e l’equilibrio tra lavoro e vita privata, alle nuove generazioni – dimenticate dalla politica italiana – agli anziani e alla gestione della migrazione legale.

Il pacchetto di strumenti delineato dalla Commissione von der Leyen, ancora, riconosce la necessità di tenere conto della dimensione territoriale dei cambiamenti demografici, in particolare nelle regioni che sperimentano il fenomeno del declino demografico e una significativa mobilità verso l’esterno dei giovani lavoratori (“fuga di cervelli”).

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“Gli strumenti demografici – reca la nota della Commissione – possono contribuire a stimolare, perfezionare e coordinare meglio le politiche a livello nazionale e dell’UE. invitiamo gli Stati membri a sviluppare e attuare politiche integrate per affrontare il cambiamento demografico e integrare le preoccupazioni demografiche in tutti i settori politici”.

Le politiche degli Stati membri dovrebbero essere radicate nelle realtà locali poiché le sfide demografiche differiscono tra Stati membri e regioni. L’uguaglianza di genere, la non discriminazione e l’equità intergenerazionale devono essere al centro delle scelte politiche. I decisori politici, inoltre, dovrebbero promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e coinvolgere tutti gli attori: parti sociali, organizzazioni della società civile e altri. Aspetto, quest’ultimo, decisamente in salita guardando anche al piccolo mondo antico della principale città della Sardegna, Cagliari. Ricordiamolo, uno dei 20 capoluoghi di regione dello Stato Italiano…

Oltre agli strumenti normativi e ai quadri politici, a livello dell’UE sono disponibili una serie di strumenti finanziari per sostenere gli Stati membri, come il dispositivo per la ripresa e la resilienza e il Fondo sociale europeo+ (FSE+). Sappiamo, però, che tali strumenti sono stati già con il Governo Conte redatti senza la miniam cognizione di causa sulle reali esigenze del Paese e gli ultimi Governi Draghi e Meloni hanno continuato l’opera – escludendo le richieste di modifica del PNRR -.

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Inoltre, al fine di migliorare gli strumenti disponibili per affrontare le sfide demografiche, la Commissione intende sviluppare ulteriormente l’ Atlante demografico, aiutando gli Stati membri a migliorare le statistiche sulla popolazione e sulle abitazioni e sostenendo le attività analitiche e di ricerca pertinenti. Ancora, ostenere lo sviluppo e/o il miglioramento delle politiche legate alla demografia a tutti i livelli, in particolare avvalendosi dello strumento di sostegno tecnico e integrando, ove opportuno, le preoccupazioni demografiche nelle proposte politiche pertinenti a livello dell’UE. Infine, garantire che nessuna regione dell’UE venga lasciata indietro, in particolare lanciando ufficialmente la piattaforma per lo sfruttamento dei talenti il ​​23 e 24 novembre 2023 e procedendo con ulteriori inviti nell’ambito del meccanismo di potenziamento dei talenti.

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Il cambiamento demografico sta rimodellando le nostre economie e società. Secondo un sondaggio Eurobarometro sulla demografia pubblicato oggi, 7 europei su 10 concordano sul fatto che le tendenze demografiche mettono a rischio la prosperità economica e la competitività a lungo termine dell’UE. Le sfide demografiche più urgenti sono considerate l’invecchiamento della popolazione (42%) e la contrazione della popolazione in età lavorativa e la carenza di manodopera (40%).

Nei prossimi anni, in assenza di un’azione concertata e decisiva su questi temi, la popolazione dell’UE potrebbe continuare a diminuire e a invecchiare, con un impatto negativo sull’economia, sulla società e sulla competitività a lungo termine dell’UE. Se tali tendenze dovessero continuare, potrebbero esacerbare la carenza di manodopera e aumentare la pressione sui bilanci pubblici, avendo al tempo stesso un profondo impatto sugli investimenti e sulla produttività.

Alcuni Stati membri e regioni sono attualmente più colpiti di altri: il cambiamento demografico incide anche sulla coesione sociale, territoriale e intergenerazionale delle nostre società democratiche, peggiorando potenzialmente le spaccature socioeconomiche esistenti a scapito di tutti.

foto europarl.europa.eu