17 Agosto 2026
Sardegna

Cagliari, sicurezza urbana: è dovuta la premialità per la Polizia Municipale?

Un riconoscimento economico e professionale per gli agenti della Polizia Municipale impegnati nelle zone della città dove i problemi di sicurezza urbana e decoro si fanno sentire con più intensità. È questa la richiesta al centro di un’interrogazione presentata da alcuni consiglieri dell’opposizione del Comune di Cagliari*.

Il documento parte da una constatazione che i firmatari ritengono ormai consolidata: diverse piazze e zone di Cagliari vivrebbero da tempo situazioni di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza, del decoro e della vivibilità, con ricadute dirette su residenti, commercianti e cittadini. In questi contesti, sottolineano i consiglieri, il personale della Polizia Municipale sarebbe chiamato a operare in prima linea, garantendo un presidio quotidiano che comporta un carico operativo significativo, fatto di esposizione, responsabilità e gestione di situazioni spesso delicate.

Da questa premessa nasce la richiesta politica: riconoscere l’impegno degli agenti non solo attraverso dichiarazioni di apprezzamento, ma con strumenti concreti di valorizzazione, tra cui l’introduzione di specifiche premialità economiche, organizzative o professionali, da definire nel rispetto della normativa vigente, del contratto collettivo nazionale e della contrattazione decentrata. Una misura che, secondo i proponenti, avrebbe una duplice funzione: premiare il lavoro già svolto e incoraggiare la prosecuzione di un’attività ritenuta essenziale per la sicurezza e la vivibilità della città.

Nel testo dell’interrogazione si chiede innanzitutto se l’Amministrazione comunale intenda effettivamente prevedere forme di premialità per gli agenti impegnati nelle piazze e nelle aree più esposte a criticità di sicurezza urbana, e se a tal fine siano già state avviate interlocuzioni con il Comando della Polizia Municipale e con le rappresentanze sindacali per individuare strumenti concreti di valorizzazione del personale.

Al netto delle legittime intenzioni dei proponenti, la logica della premialità legata a specifiche criticità territoriali lascia perplessi. Chi sceglie di partecipare a un concorso pubblico per entrare nella Polizia Municipale conosce, o dovrebbe conoscere, la natura del servizio a cui va incontro: un lavoro che per sua stessa definizione comporta il presidio di situazioni complesse, l’esposizione a contesti difficili e la gestione di criticità non sempre prevedibili. È esattamente ciò per cui quel ruolo viene retribuito attraverso lo stipendio ordinario, gli scatti di carriera e le indennità già previste dai contratti collettivi.

Immaginare un compenso aggiuntivo ogni volta che una piazza diventa “critica” rischia di introdurre un principio scivoloso: quello secondo cui il normale svolgimento delle proprie mansioni, per quanto impegnativo, meriti un riconoscimento economico straordinario. Se così fosse, si dovrebbe ragionare allo stesso modo per qualunque categoria di lavoratori pubblici chiamata, in un dato momento, a fronteggiare un carico di lavoro superiore alla media: insegnanti in classi difficili, operatori sanitari in reparti sotto pressione, dipendenti comunali in uffici sotto organico. Il rischio è quello di trasformare l’eccezionalità in una richiesta ricorrente, con effetti non banali sulla tenuta dei conti pubblici e sul principio di equità tra dipendenti.

Chi cerca una remunerazione proporzionale al rischio, alla responsabilità e alla variabilità del proprio impegno ha, nel nostro ordinamento, altre strade a disposizione: quella del lavoro autonomo, dove il compenso riflette direttamente l’intensità e la difficoltà dell’incarico. Chi sceglie invece la stabilità di un impiego pubblico accetta, insieme alle sue garanzie, anche i suoi doveri, comprese le giornate più complicate.

*Roberto Mura, Ferdinando Secchi, Roberta Sulis, Raffaele Onnis e Stefania Loi.

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