Bastano 4 dati per brindare al “boom del lavoro” nell’Isola.

Nonostante l’attuale maggioranza regionale (oddio in perfetta continuità con il passato!) non abbia fatto alcun passo avanti in termini di produzione legislativa e interventi per i/le giovani sardi/e, basta decontestualizzare i dati dell’Istat dalle parti della Giunta Solinas per “felicitarsi” del nuovo “boom del lavoro” in Sardegna per le fasce più vulnerabili della popolazione, ovvero giovani e donne. Ricordiamolo, i due segmenti priorità per il nuovo Pnrr ma, come ampiamente riscontrato, lontano dai radar delle (poche) politiche messe in campo dall’attuale maggioranza regionale.

Dalle parti della comunicazione istituzionale del presidente, però, il mercato del lavoro risulta “in miglioramento nel primo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2022”. Un aumento della forza lavoro, reca la nota della presidenza, “che passa da 628 mila del primo trimestre 2022 a 636,3 mila del primo trimestre 2023, con una variazione dell’1,3%”.

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Decisamente, dalle parti di Villa Devoto, viale Trento e via Roma, si deve sentire odore di santità dato che, guardando lo storico dei provvedimenti e delibere di Giunta, poco è stato fatto per l’inclusione lavorativa di giovani e donne, nonché per l’introduzione di politiche innovative. Innovazioni, invece, viste puntualmente in occasione delle leggi finanziarie e nei vari “collegati” e greppie “Omnibus”.

Discutibile, però, il dato circa la riduzione degli inattivi (secondo la velina presidenziale sarebbero passati dal 39 al 38,1%), specialmente con riferimento al segmento Neet. Segmento della popolazione assolutamente snobbato dalle politiche degli ultimi 5 anni nell’Isola.

Ma, come ormai la comunicazione istituzionale della Giunta ha ampiamente dimostrato, qualcuno/a crede che i dati sull’impatto delle politiche (e dei soldi buttati nel …) non siano sotto continuo monitoraggio. Job Day Sardegna docet!

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I disoccupati in Sardegna, prosegue la narrazione della presidenza, diminuiscono del -5,2%, passando da 81,6 mila del primo trimestre 2022 a 77,4 mila del primo trimestre 2023. “Grazie all’importante contrazione della disoccupazione femminile (-29,2%) nell’isola la disoccupazione nel complesso cala, mentre la disoccupazione maschile risulta in aumento. Il dato è significativo: rispetto al Mezzogiorno (+4%) e all’Italia (-3,5%) la Sardegna mostra la diminuzione tendenziale più marcata”.

L’occupazione in Sardegna, si legge nella nota, cresce da 546,4 mila del primo trimestre 2022 a 558,9 mila del primo trimestre 2023, con una variazione percentuale complessiva del +2,3%. Anche in questo caso è grazie alla componente femminile (+9,0%) che nell’isola si registra una dinamica positiva, mentre la componente maschile segna il passo con un -2,6%. Rispetto al Mezzogiorno la crescita degli occupati in Sardegna è inferiore a quella registrata nel Mezzogiorno (+3,1%) e in linea con quella nazionale (+2,3%). La crescita della componente femminile (da 44,9% a 49,2%) porta a un aumento del tasso di occupazione complessivo della Sardegna da 52,9% a 54,3% (il tasso di occupazione maschile registra un calo, passando da 60,8% a 59,3%).

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Dati che secondo qualcuno non possono che dare spessore all’ennesima “dichiarazione del giorno” del Presidente: “Il lavoro rappresenta la dimensione fondamentale per la vita di ogni uomo e di ogni donna, un diritto sacrosanto che abbiamo il dovere di difendere per costruire una società migliore, inclusiva e giusta”. Peccato non aver dimostrato tali principi nella pratica.