Atti intimidatori verso i giornalisti. +11% nell’ultimo anno.

Si è svolto oggi il primo seminario sul tema “Gli atti Intimidatori nei confronti dei giornalisti: una minaccia alla libertà di espressione”, organizzato dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Il Prefetto Vittorio Rizzi nel suo intervento, nel ricordare che il fenomeno delle minacce nei confronti dei giornalisti è costantemente all’attenzione del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ha ribadito la necessità che il cronista denunci sempre gli atti intimidatori alle Forze di polizia, al fine di individuare i cosiddetti “leoni da tastiera”, ridefiniti per l’occasione come “iene da tastiera”, che sulla rete si nascondono spesso dietro un nickname.

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Per i giornalisti hanno presentato le proprie riflessioni Antonella Napoli, direttrice del quotidiano “Focus on Africa”;  Asmae Dachan, scrittrice, esperta di Medio Oriente e dialogo interreligioso; Nello Scavo, reporter internazionale e collaboratore di diverse testate estere ed attualmente inviato per “Avvenire”; Michele Albanese, del “Quotidiano del Sud” e collaboratore de “L’Espresso” e Antonio Sanfrancesco, di Famiglia Cristiana.

Un momento dell'incontro
Un momento dell’incontro, foto M. Losito

Per le Forze di Polizia sono intervenuti il Dirigente Superiore della Polizia di Stato Stefano Delfini ricordando l’importanza anche in questo ambito dell’analisi strategica interforze, il Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe De Riggi sull’emersione del fenomeno degli atti intimidatori e la limitazione dei casi di omessa denuncia da parte delle vittime; il Dirigente Superiore della Polizia di Stato Nunzia Ciardi sul contrasto ai crimini cibernetici e alla minacce sulla rete; il Dirigente Superiore della Polizia di Stato Eugenio Spina sulle minacce di matrice politica e il Colonnello della Guardia di Finanza Massimiliano di Lucia sulle connessioni tra le attività investigative del Corpo e gli atti intimidatori.

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L’evento ha rappresentato l’occasione per condividere il report del primo semestre dell’anno in corso, relativo al monitoraggio degli atti intimidatori subiti dai professionisti dell’informazione in Italia.

L’analisi dei dati dei primo semestre conferma la tendenza all’aumento del fenomeno in osservazione: nel 2021 sono stati censiti 110 episodi (+11% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente allorquando si erano registrati 99 episodi) di cui 18 riconducibili a contesti di criminalità organizzata (16%), 36 a contesti politico/sociali (33%) e 56 riferibili ad altre fattispecie (51%). Sono monitorate con attenzione anche le intimidazioni avvenute tramite web che ammontano a 55, pari al 50% del totale.

Le regioni che nello stesso periodo hanno fatto registrare il maggior numero di eventi sono il Lazio, Lombardia, Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna.

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