ASviS: “La partecipazione giovanile è indispensabile per lo sviluppo sostenibile”.

Non può esserci sviluppo sostenibile senza giustizia tra generazioni e senza una forte partecipazione dei giovani alla vita sociale e politica: due condizioni che purtroppo mancano in Italia. Tuttavia diverse azioni possono essere intraprese per mettere i diritti dei giovani e delle future generazioni al centro delle scelte che la politica compie oggi, come emerso dall’incontro “La giustizia tra generazioni: dalla modifica della Costituzione alla pratica” organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in occasione del secondo anniversario della riforma che ha introdotto tra i principi della Costituzione (art. 9) la “tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni”.

“Negli otto anni passati dall’approvazione dell’Agenda 2030 Onu e dalla nascita dell’ASviS a oggi, il cammino verso lo sviluppo sostenibile dell’Italia ha compiuto passi in avanti importanti, ma del tutto insufficienti rispetto alla portata degli impegni assunti nel 2015 e confermati dal Governo nel settembre dell’anno scorso – afferma la Presidente dell’ASviS, Marcella Mallen –. Tra questi impegni, In particolare, è urgente introdurre modifiche normative, a costo zero, per favorire la partecipazione di giovani alla vita politica e assicurare che le nuove leggi rispettino il nuovo principio costituzionale di giustizia intergenerazionale”.

Il Position Paper ASviS su “La partecipazione democratica giovanile: problemi attuali e possibili soluzioni”, mostra come l’Italia sia al 23° posto nella classifica mondiale del Global Youth Development Index, con una forte criticità nell’area della
partecipazione politica e civica: il 42% della fascia 18-34 anni non ha votato alle elezioni politiche 2022, con picchi del 50% tra i giovani in condizioni di marginalità socioeconomica (fonte: Istituto Toniolo). Inoltre, il 77% dei 14-34 anni assegna un voto insufficiente ai partiti politici e il 74% dei giovani parteciperebbe più volentieri alla politica se ci fossero più giovani tra i protagonisti politici, ma l’età media degli eletti in Parlamento è cresciuta dai 47 anni della scorsa legislatura ai 51 anni di quella attuale. Ma la disaffezione per la politica non comporta un disimpegno rispetto alla società. Infatti, i giovani risultano più impegnati nella vita sociale rispetto al resto della popolazione, come segnalato dall’Istat, al punto che tale impegno coinvolge il 40% dei giovani di 14-19 anni a fronte di un valore di circa il 30% tra i 20-54 anni.

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Per ridurre gli ostacoli alla partecipazione dei giovani alla vita politica l’ASviS propone una serie di riforme, tra cui quella di consentire, fin dalle prossime elezioni europee e amministrative il voto a distanza, che tra i Paesi dell’Ue non è consentito solo a Malta, Cipro e in Italia. Circa cinque milioni di cittadini, il 10% degli elettori, sono dei “fuori sede” e due milioni di loro impiegherebbe oltre quattro ore per recarsi alle urne. L’ASviS propone inoltre di aumentare e rendere stabili i fondi per il Servizio Civile Universale (150 milioni a partire dal 2024), visto che a fronte dei 72mila posti a bando nel 2023 sono state presentate 105mila domande e che circa 800mila giovani sono rimasti esclusi dal Servizio per indisponibilità di posti nel decennio 2010-2020.

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Per assicurare il rispetto del nuovo principio costituzionale, infine, l’ASviS propone di introdurre subito la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) delle nuove leggi, come previsto dal Disegno di legge per la semplificazione normativa approvato dal Governo il 5 dicembre 2023.

“Per evitare che i giovani restino esclusi dalla vita politica e sociale – sottolinea il direttore scientifico dell’ASviS Enrico
Giovannini – la politica e la società devono fare tutto il possibile per dare più fiducia ai giovani e affrontare le cause
del loro scontento, tra cui il drammatico abbandono scolastico nelle aree disagiate e Il fenomeno dei giovani NEET, che
non studiano e non lavorano. Senza una partecipazione attiva dei giovani, infatti, il Paese non ha futuro. La ‘fuga dei
cervelli’ dall’Italia, e specialmente dal Mezzogiorno, rappresenta una sconfitta per la classe politica, economica e
sociale alla quale non possiamo rassegnarci. Per questo, l’attuazione delle proposte dell’ASviS consentirebbe all’Italia
di ridurre la distanza da altri Paesi europei e lancerebbe un forte segnale di attenzione e speranza alle nuove
generazioni, di cui abbiamo urgente bisogno”.

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La ricerca “Giovani, etica e ambiente. Benessere e sostenibilità”, realizzata da Eumetra e presentata nel corso
dell’incontro, segnala che il livello percepito del benessere personale tra i giovani è sceso dal 26% del 2021 al 22%
del 2023, mentre nello stesso periodo è aumentato tra gli adulti dal 55% al 66%. D’altra parte, viene segnalata la
correlazione tra l’impennata dell’istruzione media superiore registrata in Italia negli ultimi 20 anni, che ha diffuso tra i
giovani la capacità critica, e il basso livello di frequentazione delle università, che non ha consentito l’affermazione
dell’etica, del senso civico e della resilienza necessarie per affrontare le difficoltà che si sono verificate nello stesso
periodo. Le conseguenze della globalizzazione nei Paesi occidentali, le crisi finanziarie, e il precariato hanno generato
una perdita di benessere e una generale disillusione rispetto al futuro, che si sono trasformate in un ripiegamento su
sé stessi e un allontanamento dalla società, fenomeni traumaticamente accentuati dal lockdown dovuto alla
pandemia, con conseguenze sistemiche di lungo periodo e un aumento dei divari tra le generazioni. Anche per questo,
contrariamente a quanto spesso si dice, l’importanza del valore attribuito allo sviluppo sostenibile si attesta al 39%
tra i giovani e al 79% tra gli adulti.

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