Acqua potabile, la Commissione Ue avvia procedura d’infrazione contro l’Italia
La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato corretto recepimento della direttiva europea sull’acqua potabile (Direttiva (UE) 2020/2184). Bruxelles ha inviato una lettera di costituzione in mora (INFR(2026)2038), primo passo formale del procedimento.
Secondo l’Esecutivo europeo, la piena attuazione delle norme sulla qualità dell’acqua rappresenta un elemento chiave per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, come ribadito anche nella strategia europea per la resilienza idrica. La direttiva aggiornata mira a garantire acqua di rubinetto più sicura, introducendo standard più rigorosi e affrontando contaminanti emergenti come interferenti endocrini e microplastiche.
Gli Stati membri erano tenuti a recepire la normativa entro il 12 gennaio 2023. Tuttavia, la Commissione ha riscontrato diverse criticità nel caso italiano. Tra queste, una limitazione nell’ambito della valutazione dei rischi per i sistemi di distribuzione domestica, il rinvio di alcuni obblighi previsti e l’assenza di disposizioni adeguate per informare le categorie vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile.
Ulteriori rilievi riguardano la mancata restrizione delle deroghe ai soli casi debitamente giustificati e per periodi limitati, nonché l’assenza di un valore guida per la gestione dei metaboliti di pesticidi non rilevanti presenti nell’acqua.
L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle contestazioni e adottare le misure necessarie. In assenza di chiarimenti ritenuti soddisfacenti, la Commissione potrà procedere con l’emissione di un parere motivato, secondo stadio della procedura d’infrazione.
