Affitti turistici sotto accusa: il caso DanCenter e OYO riaccende il dibattito sulla trasparenza delle piattaforme digitali
L’industria degli affitti turistici è finita nel mirino dell’Unione Europea dopo i recenti scandali che hanno coinvolto DanCenter e la sua società madre OYO Vacation Homes. Segnalazioni provenienti da Danimarca e Germania parlano, infatti, di cancellazioni di massa, strutture societarie poco chiare e scarsa responsabilità nei confronti dei consumatori. Un mix che rischia di minare la fiducia nell’intero comparto, in particolare nelle aree rurali, dove il turismo rappresenta spesso la principale fonte di reddito locale.
Un problema, l’ennesimo in materia di controllo delle norme e della trasparenza delle piattaforme online, che continua a non essere affrontato dovutamente da Bruxelles, per la quale bastano i “salvifici” Digital Services Act (DSA) e il Platform-to-Business Regulation.
L’UE richiama il DSA, ma la vigilanza resta nazionale.
Intervendo sulla vicenda, l’esponente dell’Esecutivo europeo, Henna Virkkunen, ha ribadito infatti che il Digital Services Act introduce un “chiaro quadro di responsabilità e trasparenza per le piattaforme online”: “DanCenter, essendo stabilita nell’UE (Danimarca), è tenuta a rispettare gli obblighi di diligenza, chiarezza contrattuale e gestione delle segnalazioni di contenuti illegali. Tuttavia, né OYO Vacation Homes né DanCenter sono considerate “piattaforme online di dimensioni molto grandi”, e quindi la supervisione spetta unicamente alle autorità danesi – nello specifico, all’Agenzia danese per la governance digitale, designata come coordinatore nazionale per i servizi digitali”.
Cancellazioni e rimborsi: Bruxelles si chiama fuori.
Sul fronte delle violazioni dei diritti dei consumatori, la Commissione ha chiarito di non avere poteri diretti di applicazione. Eventuali infrazioni diffuse possono essere affrontate solo attraverso il meccanismo di cooperazione tra le autorità nazionali, previsto dal Regolamento sulla cooperazione per la protezione dei consumatori (CPC).
“La rete europea delle autorità di tutela dei consumatori (CPC Network) – ricorda la Commissione – ha già condotto in passato azioni coordinate contro operatori del settore degli affitti turistici, e continua a monitorare la situazione“.
Piattaforme potenti, piccoli operatori vulnerabili.
Nonostante il quadro normativo europeo, i piccoli proprietari e le imprese locali restano esposti al potere contrattuale delle grandi piattaforme di intermediazione. Il Platform-to-Business Regulation, che mira a garantire trasparenza e correttezza nei rapporti tra piattaforme e utenti commerciali, è in teoria uno strumento di equilibrio. Ma senza controlli efficaci – un must nelle politiche dell’Ue -, le asimmetrie di potere persistono e le pratiche scorrette restano difficili da sanzionare.
Un settore strategico, ma fragile.
Il caso DanCenter–OYO mette in luce, se mai ce ne fosse il bisogno, una falla strutturale nella governance del turismo digitale europeo: Bruxelles scrive le regole, ma la loro applicazione è lasciata ai singoli Stati membri, con livelli di vigilanza e risorse molto diversi. Nel frattempo, i consumatori perdono fiducia, gli operatori locali si trovano schiacciati e le piattaforme globali continuano ad accumulare potere economico e dati sensibili.
E se la Commissione continuerà a limitarsi a invocare le responsabilità dei Paesi Ue, senza dotarsi di strumenti di controllo sovranazionali reali, il rischio è che la trasparenza resti solo sulla carta – e che i cittadini europei paghino, ancora una volta, il prezzo della deregolamentazione digitale.
