Up2Stars, il programma per le startup di Intesa Sanpaolo.

Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, ha lanciato il nuovo programma dedicato alle startup “Up2Stars”, con l’obiettivo di stimolare il potenziale di innovazione del Paese e favorire l’accelerazione delle migliori startup attive nei segmenti industriali innovativi.

In avvio nel mese di febbraio, il programma Up2Stars  prevede il lancio di 4 call di selezione consecutive, con cadenza bimestrale – febbraio, aprile, giugno e settembre – destinate alle autocandidature delle startup attive nei  settori identificati come strategici: Digitale e Industria 4.0; Bioeconomia con focus su Agri Tech e Food Tech; Medtech e Healthcare; Aerospace. Per ciascuna call verranno selezionate al massimo 10 startup, per un numero complessivo di 40 che accederanno al programma 2022.

La prima call è dedicata alla selezione delle startup attive nel settore Digitale e Industria 4.0 specializzate in: Anaytics e AI: soluzioni per la valorizzazione di big e open data, enhanced forecasting, nowcasting, decision support system, deep learning, hyper automation; Interazione uomo-macchina: tecnologie di sviluppo, interfacce digitali, wearable smart equipment, Augmented Reality software (assistenza remota, pick & place, complex assembly); Manifattura digitale: advanced and additive Manufacturing, stampa 3D, robotica, 5th generation mobile network, IoT sensors and infrastructure, interazione machine-to-machine, computer vision, digital Twin technologies (prototyping, maintenance), tecnologie per stoccaggio energia e ottimizzazione consumi; Cybersecurity: cyber assessment and simulation, cryptography info protection, passwordless, Operational Technology (OT) security, zero trust security, Software-Defined Security (SDS).

Intesa Sanpaolo, foto Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo, foto Intesa Sanpaolo

Le autocandidature verranno valutate sulla base di cinque punti: Team (competenze complementari, impegno e risorse proprie, capacità di coinvolgere advisors idonei); Opportunità di mercato (dimensioni e previsioni di crescita del mercato target, go-to-market, panorama della concorrenza); Prodotto (esigenza a cui si intende far fronte, design e innovazione, vantaggi competitivi, stadio di sviluppo); Difendibilità (barriere d’ingresso quali proprietà intellettuale, se applicabile, altrimenti time-to-market e traction o altro); Piano Economico (piano quinquennale con ipotesi solide, uso dei fondi raccolti, ROI strategy).

Al termine di ciascun percorso di accelerazione, ogni bimestre, è previsto un Demo Day di presentazione delle startup accelerate ad una platea di investitori e imprese. Up2Stars concluderà il ciclo con un evento di valorizzazione e celebrazione finale delle 40 startup selezionate e accompagnate in un percorso di crescita che consentirà loro di incontrare coach, mentor e investitori, creare networking e favorire incontri con imprese mature.

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Il percorso di ciascuna startup selezionata da Up2Stars sarà erogato dal partner per l’accelerazione Gellify e prevede un piano personalizzato di contenuti e la mentorship di esperti di settore.

I partner Microsoft Italia, Cisco e Opening Future – iniziativa finalizzata al sostegno e alla crescita del digitale in Italia in partnership con Google Cloud e Noovle, cloud company del Gruppo TIM –  metteranno a disposizione delle startup servizi e strumenti utili all’accelerazione (es. cloud, licenze sw, Formazione tech, servizi di indicizzazione).

ELITE – Gruppo Euronext offrirà, inoltre, la possibilità di partecipare nella Lounge esclusiva in partnership con Intesa Sanpaolopresso la sede di Borsa Italiana, per accompagnare le startup in percorsi di formazione, crescita dimensionale e apertura al mercato dei capitali e, con Intesa Sanpaolo Innovation Center, forniranno supporto formativo e l’organizzazione di incontri con partecipazione attiva delle startup agli eventi e nelpercorso di accompagnamento e sviluppo.

Per Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo: “Siamo di fronte a un percorso di trasformazione che coinvolgerà da vicino l’economia e la società italiana e che riguarderà tutti i settori produttivi del Paese. La transizione verso un’economia fondata sulla sostenibilità dovrà essere progressiva e accompagnata dal miglior livello di innovazione possibile a livello industriale. In quest’ottica, Intesa Sanpaolo intende affiancare i nuovi progetti e, sopra tutti, quelli ad alto contenuto di innovazione. Da sempre la nostra vocazione è scoprire nuove idee imprenditoriali, grazie alla radicata cultura del Gruppo in questo ambito ed alla lunga collaborazione con i migliori partner internazionali. Già il 30% delle startup del Paese ha colto le opportunità, anche non finanziarie, che siamo in grado di offrire. Questo nuovo progetto vuole valorizzare 40 startup innovative selezionando e individuando i migliori talenti, ai quali offriamo un percorso di accelerazione e di networking grazie a partner di eccellenza, alle soluzioni per la crescita offerte dal Gruppoma soprattutto alla presentazione dei propri progetti e attività ad una ampia platea di investitori ed alle nostre 200.000 imprese clienti”.

Intesa Sanpaolo, foto Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo, foto Intesa Sanpaolo

La dinamica positiva degli investimenti in ICT e immateriali riflette in parte anche il progressivo processo di automazione e digitalizzazione che sta coinvolgendo l’intero sistema economico del nostro Paese. Negli ultimi 20 anni infatti, in Italia si è osservato un trend crescente degli investimenti immateriali (spese in R&S, software e base dati) e in ICT (hardware informatico e apparecchiature per telecomunicazioni), evidenziando un ritmo di crescita più sostenuto rispetto al totale degli investimenti. In particolare, nel 2020, nonostante la flessione imposta dalla crisi economica generata dalla pandemia, gli investimenti in ICT si sono posizionati su livelli superiori dell’8% rispetto al 2008 (+21,8% per gli investimenti immateriali) a fronte di un gap sul 2008 di oltre il 20% se consideriamo gli investimenti totali. Malgrado questi segnali di crescita, il confronto con i paesi dell’Area Euro evidenzia ancora un ritardo italiano. Secondo l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea relativo al 2021 l’Italia si colloca al 20° posto tra i 27 stati dell’UE, con un indice pari a 45,5, sotto la media europea (50,7).

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Emergono tuttavia alcuni segnali positivi in termini di integrazione dei processi produttivi in chiave 4.0, grazie anche al sostegno degli incentivi degli ultimi anni. Nel 2020 l’Italia ha compiuto alcuni progressi in termini di copertura e di diffusione delle reti di connettività, con un aumento significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono velocità di almeno 1 Gbps. La percentuale di utenti italiani che utilizzano servizi di amministrazione online (e-government) è aumentata dal 30 % nel 2019 al 36 % nel 2020, ma è ancora nettamente al di sotto della media UE. Anche l’uso dei fascicoli sanitari elettronici da parte dei cittadini e degli operatori sanitari rimane disomogeneo su base regionale. Nel 2020 e nel 2021 si è registrata una forte accelerazione nell’adozione di importanti piattaforme abilitanti per i servizi pubblici digitali da parte delle pubbliche amministrazioni. Il gap più rilevante con i dati europei rimane quello relativo alle competenze, dove il nostro Paese continua ad evidenziare un forte ritardo.

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Segnali di miglioramento dei processi di digitalizzazione si osservano nel sistema produttivo: il 69% delle PMI italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, superando la media UE (60%). L’indicatore di e-business, che tiene conto dell’integrazione dei processi produttivi e della diffusione del paradigma 4.0, evidenzia il miglior posizionamento italiano rispetto agli altri paesi europei come Germania, Francia e Spagna.Analizzando le voci dell’indicatore si può osservare come tra le imprese manifatturiere italiane sia mediamente più diffusa la fatturazione elettronica, i servizi di cloud computing ad alto valore aggiunto, l’utilizzo di robot industriali e di servizio, di imprese che utilizzano IoT (dispositivi o sistemi interconnessi che possono essere monitorati o controllati a distanza tramite Internet), l’utilizzo di intelligenza artificiale. La fotografia che emerge da questo indicatore delinea una situazione italiana che vede il sistema produttivo pronto a cogliere tutti gli aspetti più innovativi legati a Industria 4.0. Risultato che in parte potrebbe essere spiegato anche dal sistema incentivante sviluppato negli ultimi anni – Industria 4.0 e poi Transizione 4.0 – che sta supportando il processo di trasformazione del sistema produttivo italiano.

In un contesto fortemente innovativo come quello della transizione digitale, il ruolo delle start-up appare fondamentale. I dati relativi alle start-up innovative iscritte all’apposito Registro presso la Camera di Commercio confermano l’importanza delle nuove imprese innovative nei settori maggiormente coinvolti nella fornitura di prodotti e servizi destinati alla digitalizzazione. Nell’ultima analisi pubblicata dal Ministero dello Sviluppo Economico, al 1 Ottobre 2021 circa 5.300 imprese, quasi il 38% del totale, sono attive nel settore della produzione di software, il settore che risulta di gran lunga il più rappresentato nelle 14.000 start-up innovative italiane.  Se a queste si aggiungono le start-up innovative attive nella produzione di beni elettronici (328), di macchinari (429) e i fornitori di servizi di telecomunicazioni (1.242), si arriva a fotografare una realtà di oltre 7.300 soggetti altamente innovativi che hanno iniziato la loro attività negli ultimi anni: più della metà delle start-up innovative italiane opera pertanto nei settori core della digitalizzazione.

Foto Intesa Sanpaolo