Ucraina, i combattenti stranieri in trincea e nella burocrazia: scade il 10 novembre il termine per i permessi di soggiorno
Ha combattuto a Kherson nel 2022 e nella regione russa di Kursk nel 2024, e per questo è stato condannato in contumacia a 14 anni di carcere dalla Russia. Eppure Jordan O’Brien, neozelandese, volontario con l’esercito ucraino dall’inizio dell’invasione su larga scala, oggi sconsiglierebbe ad altri stranieri di arruolarsi. Il motivo non è il fronte, ma la burocrazia.
Secondo una indagine di Politico.eu, ad agosto erano circa 16mila gli stranieri di 72 Paesi in servizio nelle forze armate ucraine, un contributo prezioso per un esercito di 900mila uomini cronicamente a corto di reclute, nonostante la legge marziale. Su di loro pende però una scadenza: una legge approvata l’anno scorso dal Parlamento obbliga i militari stranieri a presentare entro il 10 novembre la documentazione per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo.
“Se Kiev vuole più combattenti stranieri, deve risolvere questa ridicola discriminazione burocratica”, ha detto Jordan O’Brien a Politico , lamentando di essere trattato come un immigrato irregolare nonostante possa dimostrare di aver servito nell’esercito.
L’ufficio del difensore civico militare, ricorda ancora Politico, ha ricevuto quest’anno più di 300 reclami da volontari stranieri e dalle loro famiglie, relativi al riconoscimento dello status di combattente e alla tempestività delle cure mediche. Un volontario americano, in un rapporto per il think tank Cepa, ha raccontato che né lui né la maggior parte dei commilitoni hanno ottenuto l’Ubd, il documento che attesta la partecipazione ai combattimenti e apre la strada allo status di veterano.
Tra le cause, il passaggio non uniforme dai documenti cartacei ai tesserini militari digitali, che ha lasciato indietro molti stranieri. Un’indagine del quotidiano Ukrainska Pravda ha poi individuato nelle barriere linguistiche un problema serio, soprattutto per i colombiani, il gruppo più numeroso, e ha rilevato che i veterani congedati possono talvolta rischiare l’espulsione.
Kiev, assicura, ha preso coscienza della questione. “Apprezziamo il contributo di tutti e riconosciamo pienamente la responsabilità dello Stato di tutelarne diritti e interessi legittimi”, ha dichiarato Liudmyla Kalenchuk, a capo del dipartimento per i diritti dei militari del difensore civico. Il mese scorso il ministero della Difesa ha avviato un gruppo di lavoro per migliorare condizioni di servizio, regolarizzazione e trattamento dei soldati stranieri e delle loro famiglie. Il Parlamento sta intanto lavorando a una legge per semplificare le procedure e allungare i termini.
L’Ucraina, nel 2022, aprì ai volontari stranieri nelle prime ore dell’invasione. Nessuno poteva prevedere né il numero di quanti avrebbero risposto all’appello né la durata della guerra. Quella che era una misura d’emergenza è diventata qualcosa di molto più grande e stabile, e “il sistema ora deve mettersi al passo”.
L’Ucraina offre ai volontari una causa, esperienza di combattimento e compensi fino a 10mila dollari al mese per il servizio in prima linea, pari a quelli dei soldati ucraini. Il contratto dura tre anni, ma si può lasciare dopo sei mesi. Circa 8mila stranieri servono nelle forze di terra, gli altri 8mila sono distribuiti tra Guardia nazionale, servizio di trasporto speciale e altre unità. Possono arruolarsi persone tra i 18 e i 60 anni, in buona forma e con ingresso legale nel Paese; è richiesta la comprensione di inglese, spagnolo, portoghese, russo o ucraino.
I flussi sono in crescita: da circa 100 reclute al mese nel 2022 a 600 oggi, con il 40% proveniente dall’America Latina. Secondo Kalenchuk, la maggior parte arriva per aiutare l’Ucraina, anche se per alcuni contano più la paga.
I volontari feriti hanno diritto a cure gratuite e a un indennizzo in caso di invalidità; le famiglie dei caduti ricevono invece 15 milioni di grivne, circa 300mila euro.
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